Quel meno 1 di Lega e M5S nei sondaggi dopo la manovra che preoccupa

Politica

Un matrimonio che si doveva fare?  Un matrimonio comunque benedetto da Mattarella e con un contratto di pii desideri, specchio di una campagna elettorale infinita, spesso avulsa dalla realtà. Il fatto è che la manovra contraddittoria e pallonara, fa emergere le criticità di un’alleanza che, in condizioni normali, mai si sarebbe alleata. E proprio questa manovra onnicomprensiva dei desiderata del “popolo”, contro tutto e contro tutti, diventa la riflessione, finalmente, di molti. Per dire senza palliativi che la compagine di governo presenta una deflessionee di un punto negli ultimi sondaggi. Poca roba, si dirà, ma è un indicatore da tener preseente. La lotta infinita per le coperture di un sussidio, l’ombra insignificante di una flattax, ma soprattutto un impianto talmente discutibile da procurare picchi di spread, non giova alla coerenza di questo esecutivo. Scrive Nicola Porro “Insomma, la riforma delle pensioni, non solo questa per carità, è lo specchio di una società fatta di bande. In cui si cerca di venire incontro a seconda dell’orientamento politico”. Un’accozzaglia, insomma che male tenta una coesione. I sondaggi mantengono il gradimento di Salvini e Il Sussidiario riassume “Il 50% “crede” nel leader della Lega, mentre il 47% concede ancora fiducia al Presidente del Consiglio, davanti al 46% per l’altro vicepremier Luigi Di Maio. Abissali i distacchi con gli altri leader politici, specie quelli del Pd: tracollo per Paolo Gentiloni al 25%, che comunque fa meglio del candidato segretario (e Governatore Lazio) Nicola Zingaretti (17%), Maurizio Martina (15%) e Matteo Renzi sprofondato in pochi anni al 16%.” Berlusconi rimane al 17%, ma Forza Italia, oggi, persegue una linea chiara, dopo la bocciatura della manovra. Renato Brunetta manda ironicamente «un bacione» a Salvini e l’accusa di «non volere il centrodestra unito e plurale, ma affermare solo la sua egemonia. Una prospettiva perdente, al di là del suo momentaneo effimero consenso. Meglio, e di gran lunga, Berlusconi della Le Pen». Anna Maria Bernini spinge il governo a «non considerare immodificabile la visione della legge di Bilancio che impatta direttamente sul risparmio e sui mutui di cittadini e imprese». E, su quella deflessione anche se minima, va fatta una riflessione.

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