Nessun Dio vuole fanatici: quando la religione perde l’anima.

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La fede dovrebbe liberare l’essere umano dalla paura, e invece, troppo spesso, finisce per alimentarla.
Negli ultimi anni, il mondo sembra essersi improvvisamente riempito di persone convinte di possedere la verità assoluta; in nome di Dio si giudica, si odia, si combatte, si alzano muri morali invalicabili, e si trasforma la spiritualità in identità aggressiva: il confine tra fede e ossessione diventa sempre più sottile.
Ma una religione che genera ansia, senso di colpa patologico, disprezzo verso gli altri o perfino violenza, è ancora spiritualità, oppure
stiamo parlando di qualcos’altro?
Dal punto di vista psicologico esiste un fenomeno molto preciso chiamato “scrupolosità religiosa”: una forma di disturbo ossessivo-compulsivo in cui il rapporto con Dio e con la religione diventa una spirale di paura continua.
Non si prega più per cercare pace, si prega per paura di sbagliare.
Non si vive la fede come conforto interiore, ma come controllo ossessivo dei propri pensieri, dei propri gesti e delle proprie parole: la persona sviluppa il terrore costante del peccato, del giudizio divino e dell’errore morale.
La religione, in questi casi, perde completamente la sua funzione spirituale, e diventa una sorta di gabbia mentale.
Secondo diversi studi clinici internazionali sulla cosiddetta “religious scrupulosity”, una percentuale significativa di pazienti affetti da disturbi ossessivi-compulsivi manifesta sintomi legati alla religione, alla colpa e ai rituali compulsivi; la letteratura psicologica, pertanto, distingue chiaramente la spiritualità sana dall’ossessione religiosa patologica.
(Fonti: International OCD Foundation; Abramowitz J.S., Huppert J.D., Jacoby R.J.; Journal of Obsessive-Compulsive and Related Disorders; American Psychiatric Association).
Ed è forse qui che bisognerebbe avere il coraggio di fermarsi a riflettere: quando una fede produce più ansia che serenità, più paura che amore, qualcosa si è inevitabilmente spezzato, (e la fede smette di curare).
Il fanatismo non nasce da Dio, ma la storia dell’umanità è piena di guerre, persecuzioni e massacri alimentati dal fanatismo religioso, cito qui sotto alcuni esempi.
Le Crociate, l’Inquisizione, il terrorismo jihadista contemporaneo, le persecuzioni contro le minoranze religiose in varie parti del mondo, e l’estremismo identitario che oggi attraversa diverse culture e confessioni; cambiano le epoche, cambiano i simboli, ma il meccanismo resta identico: trasformare Dio in uno strumento di potere umano.
Il fanatismo religioso ha una caratteristica estremamente pericolosa; convince le persone che la violenza possa diventare moralmente giusta, e quando qualcuno è convinto di combattere “nel nome del bene”, il rischio diventa enorme: chi si sente investito di una missione divina smette spesso di vedere l’umanità dell’altro.
La religione è altresì usata come arma geopolitica; sarebbe infatti ingenuo fingere che la religione sia soltanto una questione spirituale, proprio perchè la religione è tornata ad essere una potentissima leva politica e geopolitica; lo vediamo nei conflitti in Medio Oriente, nelle tensioni tra estremismi islamici e mondo occidentale, nell’uso crescente dell’identità religiosa nei nazionalismi contemporanei, nelle derive radicali che attraversano anche alcune realtà occidentali.
E il problema non riguarda una sola religione; ogni fede può degenerare quando viene trasformata in superiorità morale assoluta, e ogni credo può diventare pericoloso quando perde il senso del limite umano.
Il dramma è che, dietro queste esasperazioni ideologiche e religiose, a pagare il prezzo più alto sono quasi sempre i civili, cioè donne, bambini e famiglie intere.
Persone che non hanno deciso guerre, strategie, vendette o fanatismi, ma che si ritrovano schiacciate sotto il peso di conflitti alimentati anche dall’odio identitario.
E forse la domanda più inquietante è proprio questa: quanti innocenti dovranno ancora morire prima che il mondo comprenda che nessuna fede autentica può giustificare il disprezzo della vita umana?
Nei momenti storici più fragili, dove è presente un disperato bisogno di certezze, il fanatismo cresce sempre: succede quando le persone hanno paura, quando il mondo cambia troppo velocemente, e quando aumentano crisi economiche, guerre, instabilità e solitudine.
In quei momenti molti cercano risposte semplici, assolute, rassicuranti, ed è lì che possono nascere gli estremismi; il fanatismo offre ciò che la complessità non può offrire: nemici chiari, regole rigide, verità definitive.
Ma la vita reale non funziona così, e la
spiritualità autentica non elimina il dubbio umano, lo attraversa.
Chi vive davvero una fede profonda, invece, non sente il bisogno di imporla con rabbia, non trasforma la religione in un’arma identitaria, e non ha bisogno di urlare continuamente chi è puro e chi è sbagliato.
A volte, osservando certi fanatici contemporanei, viene persino da chiedersi se parlino ancora di Dio… o semplicemente del proprio bisogno di controllo.
Ecco perchè criticare l’estremismo religioso non significa attaccare la fede, anzi; forse oggi la vera difesa della spiritualità passa proprio dalla capacità di proteggerla dagli eccessi umani, perchè una fede che genera odio ha già perso la propria essenza, una fede che produce ossessione ha smesso di essere libertà, una fede che giustifica massacri, persecuzioni o disumanizzazione non sta più parlando di Dio: sta parlando di potere.
E il mondo, oggi più che mai, avrebbe bisogno di meno fanatici, e di molti più esseri umani capaci di compassione.

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