Cinque barzellette sul primo anno di Sala da sindaco

Milano

Milano 22 Giugno – Tempo di bilanci a Palazzo Marino. Sala fa un bellissimo video in cui chiede ai Milanesi cosa ne pensino di lui. Io il coraggio di leggere i commenti non ce l’ho, così ho preso le cinque frasi più significative del suo discorso. Così, per divertirsi un po’.

  1. “Ho guidato la marcia dei migranti e ne sono fiero – rivendica -. Comunque tutte le iniziative politiche dividono, ma io ho voluto lanciare una riflessione su quanto i nuovi milanesi possono aiutare a costruire la città del futuro. Noi andremo avanti con i progetti di accoglienza, facendo sempre rispettare le regole”. No, Beppe. No. Evitiamo di fare confusione sulla pelle degli altri, per il bene di tutti. Tu hai fatto la marcia per accogliere quelli dei 35 euro al giorno. Gli aspiranti profughi. Gli aspiranti profughi non sono gli immigrati stanziali, o almeno ci avete sempre raccontato così. Il profugo mira a tornare a casa, non a restare. Tanto meno a diventare un nuovo Milanese. Quelli che vogliono diventare nuovi Milanesi non hanno bisogno di alcun comitato di accoglienza. Vengono qui, lavorano e si integrano. Eddai, non mi puoi cadere sulle basi!

  2. “Abbiamo aggiunto Photo Week, Food week, Arch week e Museo city agli eventi per cui Milano è famosa nel mondo, dalla settimana della Moda al Salone del Mobile. Noi vogliamo la gente per strada e allo stesso tempo facciamo molta attenzione alla sicurezza, che è un tema di sinistra: un sindaco di sinistra non si fa problemi a chiedere più militari”. Non ho capito l’abbinamento tra Food Week ed esercito, a meno che non fosse la settimana del Rancio, ma il forte sospetto è che qui si stia lendendo scendo in un labirinto di follia. Se queste iniziative le hai create tu, le probabilità che siano diventate tutte, subito, note a livello mondiale mi pare del tutto ridicolo. Se sono note a livello globale, magari e dico magari erano note già da prima. Ma sorvoliamo. Sulla sicurezza Beppe però sbraga di brutto. No, perché chiedere i militari e poi prendersela se fanno il lavoro (vedansi i blitz in Stazione Centrale) è schizofrenia allo stato puro, non trovate?

  3. «Il lavoro è al centro della nostra politica» assicura Sala, citando i dati di Assolombarda secondo cui il tasso di disoccupazione in città è sceso dall’8,4 al 7,5 per cento». L’aumento del lavoro è una di quelle cose che sono già complesse da determinare a livello di politiche centrali, figuriamoci a livello locale. Tra l’altro se ne prende i meriti manco spiegando come avrebbe raggiunto questi mirabolanti risultati. La grande verità è che Milano sta fungendo da monte Ararat nel Diluvio Universale che ha affondato l’Italia. A Milano emigrano, a Milano siamo emigrati, ci sono anche io nel conto, anche da zone dove da decenni i giovani non partivano. Da Padova, città non ciclopica come dimensioni, io conosco almeno una decina di giovani della mia età che sono venuti qui a lavorare. Insomma, Milano è un collettore, soprattutto di imprenditori che, ovviamente, generano lavoro. Ma lui, in tutto questo, non c’entra nulla.

  4. “Noi invece – si distingue Sala – abbiamo investito 350 milioni di euro per il ripristino delle case di edilizia popolare in cinque macro aree: QT8, Corvetto, Padova, Giambellino-Lorenteggio, Niguarda-Bovisa. Il nostro obiettivo è restituire quattromila alloggi popolari ristrutturati entro fine mandato”. Qui è solo una questione di pignoleria, ma in via Padova l’edilizia popolare non è esattamente la cosa più comune, in via Palmanova di casa popolare ce n’è una. Nel quartiere Adriano non mi risulta ci sia nemmeno quella. Insomma, o è un bacino davvero, davvero esteso oppure qualcuno dovrebbe spiegarmi come e dove, ma soprattutto su cosa stiano investendo…

  5. “Siamo una giunta coesa”. Io mi immagino lui che scrive sta frase mentre è impegnato a separare fisicamente la Rozza da Majorino, mentre si picchiano in Giunta. E no, non riesco a non ridere.

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