L’ho incontrata un’ultima volta in ascensore. All’ Hotel 501 di Vibo Valentia.
Teneva in braccio il suo piccolo cane, un chihuahua marroncino, credo. Sguardo basso e smarrito. La voce che aveva riempito Sanremo era ridotta a un filo. Io l’ho abbracciata. Non c’erano parole, c’era solo il peso di una cattiveria che non aveva nome.
La chiamavamo tutti Mimì. Mia Martini era la voce rotta più vera d’Italia. Quella che non recitava. Quella che ti guardava negli occhi e ti cantava l’anima.
Poi qualcuno, a cui doveva aver detto “no”, mise in giro una voce bastarda. “Porta iella”. “Porta sfortuna”. Una stupidaggine da bar, vomitata nel mondo dello spettacolo.
E l’umanità, quella con la cravatta e il “tesserino”, ci ha creduto … o ha fatto finta di crederci. È stato peggio.
Me lo ricordo, come fosse ieri mattina … mi trovavo nella redazione di una rivista musicale importante per un incontro con un dirigente che contava. Arrivò un fattorino con una busta grossa. Dentro c’erano il nuovo LP di Mia Martini e un paio di stivali di plastica gialli, un omaggio promozionale. Il dirigente li prese, li guardò, e, con una smorfia di schifo, li gettò nel cestino. Poi toccò un oggetto metallico sulla scrivania. Ferro, per scaramanzia.
Sono uscito immediatamente senza salutare … io, ero schifato! Perché lì ho capito che Mimì non era più una cantante, una grande artista … era diventata un tabù, un qualcosa da evitare o toccare con i guanti di gomma.
Da quel giorno, a ogni manifestazione era sempre la stessa cosa. Arrivava lei, e tutti … mano sul ferro, mano sul legno, scongiuri. La psicosi era diventata religione. E quando succedeva un incidente, un microfono che cadeva, una luce che saltava… era colpa di Mimì. “Attira gli incidenti”, dicevano. La iella camminava, ma non era colpa di Mimì … era la stupida paura collettiva che la attirava.
Lei lo capì e si chiuse in camera. In sé stessa. Si isolò dal mondo che l’aveva osannata e poi sputata. Fino al 14 maggio 1995, quando la trovarono addormentata nel letto di casa sua, a Cardano al Campo, nella casa dove si era trasferita da poco. Se ne era andata sola … come sola l’avevano lasciata.
Ma Mia Martini non va ricordata per come è morta. Va ricordata per quello che ha donato.
Per le canzoni che erano pugni e carezze insieme. Per il coraggio, nello stonato “minuetto della vita”, di dire “no” quando tutti dicevano “sì”. Per la voce che non chiedeva scusa di essere vera. Ha riempito teatri e ha riempito vite. Ha dato alla musica italiana un’anima che non aveva prezzo.
E invece l’ambiente musicale, quello stesso che l’aveva costruita, l’ha distrutta. Con una voce, con un gesto, con uno stivale giallo buttato nel cestino. Vigliacchi! … Tutti!
Qualche notte fa, però, ho sognato Mia martini, e in un racconto, in una favola, come quelle che a volte scrivo, può anche accadere. Era serena., sorrideva come quando cantava. Mi ha guardato e non ha detto nulla di cattivo. Ha perdonato, ha perdonato tutti. Chi ha sparso la voce, chi ci ha creduto e chi ha toccato ferro al suo passaggio.
Lei spera, come spero anch’io, che tutti quelli che l’hanno tradita trovino il perdono. Prima quello di Dio e poi, se ci riescono … quello della loro coscienza.
Cara Mimì … gli uomini, le donne … non cambiano, proprio come cantavi tu. È vero anche, però, che, in qualche modo, tu sei riuscita a rimodellarci in positivo. Con la magia delle tue interpretazioni hai tirato fuori il meglio nascosto dentro ognuno di noi, obbligandolo a salire in superficie, a uscire allo scoperto … per farci capire che “Dire No” non è semplice, ma se ci riesci … cresci tu e aiuti a crescere anche gli altri.
Cari amici, vi lascio con la canzone “Dire no” che, io la musica e Alberto Salerno il testo, abbiamo scritto per Mia Martini. Un brano che è uscito postumo, dopo la sua morte … forse, un piccolo frammento dell’immensa eredità che lei ci ha lasciato.
Capitan U 1947
(alias Umberto Napolitano)

Scrivo e canto canzoni da sempre, sono la mia arma di espressione libera e senza filtri. Nella mia carriera ho molte hit cantate da me e da grandi star nazionali e internazionali, al mio attivo 6 Festival di Sanremo come autore, 3 come cantante ed altro. Sono un rivoluzionario? Forse, non so, non credo che osservare e raccontare onestamente sia un atto sovversivo … però una cosa è certa: ovunque c’è “casino”, io ci sono.
Una delle più grandi Artiste
Grazie CapitanU per averci donato questo bellissimo momento di storia Italiana
Un abbraccio
Purtroppo carissimo Capitan U l’indimenticabile Mimì è stata uccisa da quelle squallide e cattive persone che orbitano nella giungla dell’ambiente musicale, dove fanno carriera solo chi di sottomette a determinate condizioni di sfruttamento e non certo per merito e, se non sei accondiscendente , sei bruciato/a poichè ti creano attorno il deserto . Carissimo Umbi bellissini i tuoi inediti racconti di cuore . Grazie
Purtroppo la cattiveria non conosce limiti.
Quello che mi colpisce di più non è solo la memoria affettuosa di Mimì e il tuo bellissimo ricordo, ma la lucidità con cui descrivi la trasformazione di un’artista in un bersaglio.
A volte basta una voce, un pregiudizio, un sussurro maligno e la folla si adegua e segue la massa, cosa sbagliata.
L’episodio degli stivali gialli gettati nel cestino è un pugno nello stomaco. È la fotografia perfetta di come funziona la crudeltà sociale: non serve urlare, basta voltare le spalle. Eppure, in mezzo a tutto questo, l’articolo ha una luce che illuminerà per sempre: la capacità di Mimì di perdonare. Non un perdono buonista, ma un perdono che nasce da chi ha conosciuto il dolore e lo ha trasformato in arte, in musica. Oltre a queste vedi la canzone “Padre davvero”, “Oltre la collina”, “Gli uomini non cambiano”, “E adesso non voglio cantare più”.
Mia Martini, è stata una grande artista, anche quando la vita la tradiva, continuava a cantare la verità.
Per me non va ricordata per come è morta, ma per ciò che ha lasciato perché è qui che sta il punto più forte del pezzo: Mia ci ha insegnato che dire “no” è un atto di dignità, anche quando costa caro.
Che essere veri, in un mondo di maschere, è rivoluzionario. Lei era vera e autentica.
L’umanità non cambia. Come recitava Gaber, “le idee sono cambiate, gli uomini meno”.
Ma ogni tanto arriva qualcuno, come lei, che ci costringe a guardarci allo specchio. Questo articolo non è solo un ricordo: è un monito a guardarsi dentro e farsi un esame di coscienza.
Ci ricorda quanto sia facile distruggere una persona con una superstizione, un gesto, un silenzio.
E quanto sia difficile, invece, essere giusti. Mia non ha avuto giustizia in vita, ma la sua voce continua a farci crescere e forse è questo il suo vero riscatto.
Grazie mille Umberto.