La detenzione del gioielliere Mario Roggero a Bollate — condannato per l’uccisione in strada di due rapinatori in fuga — riporta al centro del dibattito i limiti legali della reazione all’offesa. Nel sistema giuridico italiano la facoltà di difendersi si esaurisce nel momento esatto in cui cessa la minaccia immediata. Sebbene il divieto di giustizia privata accomuni quasi tutte le democrazie, l’esame delle legislazioni internazionali rivela approcci culturali e normativi profondamente divergenti.
La prospettiva in Europa e nel Regno Unito
I sistemi continentali si basano sul principio del monopolio della forza in mano allo Stato, pur applicando sfumature differenti:
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Francia: Il codice penale (art. 122-5) esige la contemporaneità tra offesa e reazione, oltre alla proporzionalità rispetto al pericolo. L’uso della forza letale a tutela dei soli beni materiali è escluso in assenza di rischi per l’incolumità.
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Germania: L’ordinamento tutela in modo fermo il diritto rispetto al torto, ma impone che l’attacco sia attuale o imminente. Colpire un malvivente ormai in fuga e non più minaccioso costituisce un reato grave.
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Regno Unito: Si applica il criterio della “forza ragionevole”. All’interno della propria abitazione, la reazione viene considerata legittima a meno che non risulti macroscopicamente sproporzionata.
La “Castle Doctrine” negli Stati Uniti
Il modello americano segna la rottura più netta con la tradizione giuridica europea. Attraverso la Castle Doctrine, la legge considera la casa (o il proprio esercizio commerciale) come un luogo inviolabile.
In questo perimetro il cittadino non ha l’obbligo di fuggire o ritirarsi: l’intrusione violenta o clandestina genera la presunzione legale che il malvivente costituisca una minaccia mortale, giustificando quasi sempre l’impiego della forza letale.
I modelli in Asia, Australia e Africa
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Giappone: Il sistema nipponico (art. 36 del codice penale) consente la difesa contro violazioni imminenti, ma i giudici applicano la proporzionalità in modo estremamente rigido. L’impiego di armi contro aggressori disarmati o in ritirata conduce quasi inevitabilmente alla condanna.
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Australia: Fedele all’impostazione anglosassone, adotta il parametro della forza ragionevole, vietando mezzi letali per salvaguardare soltanto i beni materiali.
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Sudafrica: La giurisprudenza sudafricana accorda una priorità assoluta alla vita umana rispetto alla proprietà. La reazione letale è considerata valida solo se sussiste un pericolo imminente per l’incolumità fisica.
Presunzioni legali a confronto
La vera linea di demarcazione tra i diversi ordinamenti risiede nell’onere della prova. Mentre in Italia spetta a chi ha reagito dimostrare la necessità e la proporzionalità di ogni azione intrapresa, la dottrina statunitense inverte questa prospettiva, garantendo una forte tutela preliminare a chi difende le proprie mura. In quasi tutto il resto del mondo, invece, superare il limite del pericolo attuale trasforma la difesa in un atto punitivo non consentito.
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I tempi cambiano, le bestie umane evolvono e aumentano i branchi.
A questa stregua, sono per la tutela totale dei propri beni, della propria proprietà, del proprio rischio e dell’incolumità propria e dei propri cari, in questo caso senza a scanso di equivoci o dubbi sulla proporzionalità della difesa. Il Far West è fin purtroppo tutelato da giudici eunuchi mentali e socialmente autistici, che vivono tra il loro mondo fi troppo in alto a mo’ quasi di Onnipotenti. Che vivessero un po’ di ‘esperienze’ sul campo……