I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità
Figlia di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, Ippolita Maria nacque a Jesi il 18 marzo 1445, ma crebbe a Milano, nella corte che i suoi genitori stavano trasformando in uno dei maggiori centri politici e culturali del Rinascimento. La sua educazione fu particolarmente accurata: studiò i classici, la storia, il latino e il greco con maestri come Guiniforte Barzizza e Costantino Lascaris, senza trascurare danza, caccia, eloquenza e scrittura delle lettere, tutte qualità considerate necessarie per una principessa destinata a svolgere anche un ruolo politico.

A soli quattordici anni, nel 1459, durante la Dieta di Mantova, pronunciò davanti a papa Pio II un discorso in latino che suscitò ammirazione. È forse l’episodio che meglio restituisce l’immagine di questa giovanissima Sforza: non soltanto una pedina matrimoniale, ma una donna preparata a rappresentare pubblicamente la propria dinastia.
Nel 1465 sposò Alfonso d’Aragona, duca di Calabria e futuro re Alfonso II di Napoli. Il matrimonio suggellava l’alleanza fra Milano e il Regno di Napoli. Ippolita lasciò quindi la città nella quale era cresciuta e si trasferì a Castel Capuano, portando con sé la cultura della corte sforzesca.
A Napoli raccolse una pregevole biblioteca, continuò a coltivare gli studi e si circondò di letterati e uomini di cultura. A lei furono dedicate opere importanti: Antonio Cornazzano il Libro dell’arte della danza, Lascaris una grammatica grecae Masuccio Salernitano il Novellino. Il suo desiderio di esercitare un vero mecenatismo fu però spesso frenato dalle limitate disponibilità economiche concessale dalla corte aragonese.
Ippolita conservò un rapporto strettissimo con la madre Bianca Maria e mantenne una fitta corrispondenza con la corte sforzesca. Proprio attraverso oltre 600 lettere svolse una funzione diplomatica, cercando in più occasioni di mediare fra gli interessi degli Sforza e quelli degli Aragonesi. Nel 1468 tornò a Milano, nel difficile periodo dei contrasti fra Bianca Maria e il figlio Galeazzo Maria.
Morì nel 1488, a soli 43 anni, senza vedere il marito diventare re. Una delle sue figlie, Isabella d’Aragona, avrebbe poi sposato Gian Galeazzo Maria Sforza e sarebbe diventata duchessa di Milano.

Ippolita non governò Milano e trascorse gran parte della vita adulta lontano dalla città. Eppure appartiene pienamente a questa storia. Fu uno dei risultati più riusciti del progetto culturale di Bianca Maria Visconti: fu una principessa alla quale non venne insegnato soltanto a essere una buona moglie dinastica, ma a parlare, scrivere, conoscere, rappresentare e mediare.
Con lei Milano esportò a Napoli una parte della propria cultura umanistica. È questo forse il modo migliore per ricordarla: non semplicemente come “figlia di Francesco Sforza” o “moglie di Alfonso d’Aragona”, ma come una donna che trasformò l’educazione ricevuta alla corte milanese in uno strumento personale di cultura e di influenza.
Ippolita Maria Sforza non unificò politicamente l’Italia, ma contribuì a unirne le corti attraverso la cultura. Fu un ponte attraverso il quale libri, idee, uomini di cultura e modelli di corte viaggiarono dal Nord al Sud della penisola.
In un’Italia ancora divisa in Stati rivali, Ippolita incarnò qualcosa che anticipava un’unità diversa da quella politica: la comune civiltà del Rinascimento italiano.
E non fu soltanto una austera principessa umanista. Le cronache e i documenti mostrano una Ippolita molto diversa: amava infatti la danza, la caccia, gli abiti eleganti e lo sfarzo della vita di corte. Quando nel 1474 compì un viaggio devozionale nel Regno di Napoli, il suo seguito arrivò a comprendere centinaia di cavalli e un’enorme corte itinerante.
Ben Sicchiero
A cura di Assoedilizia informa
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