Tangeri non si lascia raccontare con una sola voce. È una città di confine, e i confini non sono mai linee tranquille: sono luoghi nei quali realtà opposte si sfiorano, si mescolano e, qualche volta, si urtano.
A Tangeri l’Europa sembra vicinissima. È là, oltre lo Stretto, quasi a portata di mano. Nelle giornate limpide la costa spagnola appare come una promessa, forse persino come un’illusione. Eppure, basta voltarsi verso la medina per sentirsi profondamente in Africa: nei vicoli stretti, nelle voci dei venditori, nel profumo delle spezie.
Tangeri è il contrasto.
È il bianco delle case accarezzato da una luce quasi abbagliante e l’ombra improvvisa dei passaggi coperti. È il blu dell’oceano e la polvere delle strade. È il vento che spalanca l’orizzonte e il dedalo della città vecchia che, invece, sembra chiudersi attorno a chi la attraversa.
Ci sono alberghi eleganti, terrazze che guardano il mare e caffè nei quali il tempo conserva ancora qualcosa di letterario. Ma, poco più in là, la città mostra il suo volto quotidiano, imperfetto e autentico: muri scrostati, traffico disordinato, bambini che giocano nelle strade, uomini seduti ad aspettare qualcosa che forse non arriverà.
È una città raffinata e ruvida, luminosa e malinconica. Ha conosciuto diplomatici, artisti, scrittori, avventurieri e persone in fuga. Da sempre accoglie chi arriva e osserva chi parte. Credo che sia questa la sua vera anima: Tangeri appartiene a chi rimane, ma anche a chi sogna di attraversare il mare.
Qui Oriente e Occidente non si incontrano con educazione. Si guardano, si studiano, si provocano. Il risultato non è sempre armonioso, ma è profondamente umano. Perché anche noi siamo fatti così: desiderio di partire e bisogno di appartenere, nostalgia e curiosità, paura e coraggio.
Tangeri non è una città che cerca di piacere. Non addolcisce le proprie contraddizioni e non nasconde le proprie ferite. Ti offre bellezza e disordine, poesia e fatica, eleganza e precarietà. Poi lascia a te il compito di decidere che cosa hai davvero visto.
Il suo fascino nasce proprio da questo: Tangeri non sceglie tra due mondi. Li contiene entrambi.
E mentre il Mediterraneo incontra l’Atlantico senza che sia possibile distinguere il punto esatto in cui l’uno finisce e l’altro comincia, la città mi racconta che anche le nostre vite sono fatte di confini invisibili.
Tangeri non cancella i confini. Li trasforma in orizzonti.
Avv. Simona Maruccio
simona@maruccio.it

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.