Il coaching è un percorso di crescita e consapevolezza che aiuta a valorizzare le proprie capacità e a trasformare il potenziale in risultati concreti. Attraverso domande, ascolto e strumenti mirati, il coaching permette di riconoscere i propri punti di forza, superare gli ostacoli e definire obiettivi chiari e realistici. Non si tratta di ricevere soluzioni preconfezionate, ma di imparare a trovare dentro di sé le risorse necessarie per affrontare le sfide e raggiungere i propri traguardi.
Dopo una pluriennale esperienza in qualità di Direttore Risorse Umane, il Prof. Enrico Minelli è attualmente docente di Risorse Umane e Organizzazione Aziendale presso Istituzioni Universitarie, Società di Consulenza e tiene corsi di formazione in Regione Lombardia, relativi alle sue materie.
Buongiorno professore, iniziamo subito con una domanda diretta, cos’è il coaching?
Il coaching è un percorso tra coach e cochee (il cliente)che aiuta a “sbloccare” il potenziale di una persona affinché possa massimizzare la propria “performance”. Detto in modo più semplice, la nostra “performance”, il nostro rendimento, le nostre prestazioni sono date dal nostro potenziale meno i “blocchi” psicologici invisibili che tutti abbiamo e che potrebbero intralciare il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo prefissati o che ci vengono dati. Non sempre li vediamo, ma li sentiamo, e con l’aiuto del coach cerchiamo di ridurli o di eliminarli in modo che non siano un ostacolo per affrontare nuove situazioni o cambiamenti. E’ un modo per supportare chi vuole, o deve, passare dalla zona di comfort alla cosiddetta zona di rischio.
Quali sono questi ostacoli interiori, i cosiddetti “Inner Blocks” nel mondo anglosassone?
Le supposizioni, le interpretazioni, i pregiudizi ed il timore sono gli ostacoli interiori che possono compromettere la nostra “performance”. Faccio un esempio: non esco dalla mia zona di comfort perché ho il timore che…… non cambio lavoro perché suppongo che …….. non accetto una promozione perché ho sentito che il capo è…..ho timore di affrontare un nuovo sistema informatico perché ho avuto difficoltà con il precedente……
Sono soltanto degli esempiche impediscono di raggiungere il massimo del nostro potenziale e di affrontare positivamente e con decisione dei cambiamenti professionali, familiari o sociali.
Cosa sono esattamente queste interferenze?
Ottima domanda, passiamo ad esaminarle nel dettaglio.
La supposizione, qualcosa accaduto nel passato, che non ha funzionato e che supponiamo accadrà ancora. Se supponiamo che qualcosa non funzionerà non proviamo a farlo perché nel passato non siamo riusciti.
L’interpretazione invece? Quale è la differenza con la supposizione?
Qualcosa che non è accaduto ma è una mia interpretazione, un’opinione che creiamo nella nostra mente in base ad una situazione che potrebbe accadere e che ci inibisce a prendere dei rischi
Poi abbiamo il pregiudizio, cosa si intende esattamente?
E’un giudizio basato su opinioni precostituite e sustati d’animo irrazionali, anziché sull’esperienza e sulla conoscenza diretta, una tendenza a considerare in maniera sfavorevole persone o situazioni.
Cosa ci dice in merito al timore?
E’Il blocco psicologico più frequente che tanti di noi hanno in molteplici situazioni, quando pensiamo di non valere abbastanza, di non essere all’altezza di raggiungere gli obiettivi prefissati o che ci vengono dati, non sentirsi adeguati ad affrontare un nuovo lavoro, non sentirsi in grado di gestire una nuova situazione, timore di parlare a un meeting importante…..
Quale è il ruolo del coach in queste situazioni?
Come già accennato il ruolo del coach, oltre a far riconoscere le interferenze interiori che bloccano possibili comportamenti, è discutere l’impatto che tali comportamenti potrebbero avere sul nostro potenziale e sugli altri. Il coach lavora con il coache e per identificare l’obiettivo, le possibili interferenze e parte dai punti di forza del coachee per creare un piano di azione, non offre sostegno psicologico ma accompagna la persona nella elaborazione del piano per performare in maniera ottimale. Per fare ciò prevede una serie di sessioni con il coachee e la preparazione di un piano “comportamentale” affinché la persona possa raggiungere l’obiettivo.
Ho sentito che lei applica molto il coaching in azienda, in cosa consiste? Chi si rivolge al coach? Per quali motivi?
Chi si rivolge al coach aziendale è generalmente una persona che ha un cambiamento in atto o in pectore, ad esempio il nuovo manager che deve affrontare situazioni complesse, il manager “collaudato” che deve gestire l’innovazione tecnologica, l’imprenditore alle prese con il cambiamento generazionale, il dipendente che viene bullizzato o discriminato. Ultimamente, ad esempio, abbiamo una casistica di persone che lavorano esclusivamente da remoto e che tendono ad avere problemi relazionali, il coaching può essere uno strumento per portarli ad aprirsi verso l’esterno.
Spesso facciamo confusione tra coaching, counseling, e mentoring, quali sono le differenze?
E’ vero, in Italia talvolta le diverse professionalità vengono confuse, cerchiamo di fare chiarezza:
Il “counselor” è l’equivalente del nostro psicologo, detto in maniera molto semplice. Mentre il coach si focalizza sul raggiungimento di un obiettivo concreto lavorando su azioni e strategie, il counselor è di supporto per raggiungere il benessere e la consapevolezza di sé in caso di una difficoltà personale, emotiva o relazionale
Il mentor è una persona con esperienza alla quale far riferimento per consigli pratici su come affrontare delle situazioni nuove, il coach non dà consigli tecnici ma ti aiuta a lavorare sui tuoi obiettivi
Le faccio un’ultima domanda. Le aziende e il mondo del lavoro, in genere hanno la possibilità di mettere a disposizione dei propri dipendenti un coach in base alle esigenze che lei ha citato, soprattutto in questo momento di cambiamenti molto rapidi?
La maggior parte del tessuto economico italiano è fatto da pmi, le quali non hanno la cultura o la tradizione del coach aziendale, le multinazionali stanno cominciando perché hanno capito l’importanza di lavorare sulle potenzialità dei propri dipendenti. Detto in modo molto semplice, se io nuovo manager sono in grado gestire positivamente un meeting con i miei collaboratori, grazie al piano preparato con il coach, il risultato sarà positivo non solo per me ma di conseguenza anche per l’azienda.
Linda Tarantino
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