L’eurodeputata del PD Cecilia Strada e quattro Consiglieri Regionali PD e AVS hanno mandato una diffida al Sindaco PD Beppe Sala perché agisca e chieda la chiusura del Centro per il Rimpatrio di Via Corelli e addirittura i danni al Ministero degli Interni.
Tutto il PD milanese si è accodato, da Majorino in giù e chiede la chiusura dell’unico CPR milanese. È una posizione che nega l’evidenza di ciò che vediamo ogni giorno: alcuni immigrati irregolari, in attesa di essere rimpatriati, non possono essere lasciati liberi di circolare perché, anche se non commettono reati cosi gravi da finire in carcere, vengono ripetutamente fermati dalle Forze dell’Ordine per risse, comportamenti molesti, violenze a cose o persone, stato di alterazione etc. Chiunque ragioni con buonsenso capisce che queste persone rappresentano un pericolo reale e uno delle principali ragioni di richiesta di pronto intervento delle Forze dell’Ordine.
Il fermo al Centro per il Rimpatrio è una misura utilizzata da tutti i governi europei e un tempo anche il PD aveva approvato queste strutture, tra l’altro istituite dall’allora Ministro PD Marco Minniti. Ora però anche il PD si è spostato sulle posizioni un tempo sposate solo da AVS e centri sociali. Il PD milanese di Majorino deve sganciarsi dalla impopolare immagine di Sala e tutto fa brodo per prenderne le distanze.
E cosi la diffida al Sindaco costringe proprio Beppe Sala a prender posizione: deve decidere se comportarsi da istituzione o fare il no global.
Tra l’altro nell’ultimo anno Sala si era più volte lamentato col Governo che autori di delitti efferati, ultimo il femminicidio di Via Padova, siano in circolazione benché con foglio di via in tasca. Sarebbe quindi strano, oltre che irresponsabile, che il Sindaco di Milano si esprimesse per la chiusura dei CPR in generale e di quello di Via Corelli in particolare.
Per garantire sicurezza e legalità in città è decisivo poter collocare nei CPR quegli immigrati clandestini, che per comportamenti violenti, illegali, molesti, spesso reiterati richiamano l’attenzione delle Forze dell’Ordine e sono destinatari di procedura di rimpatrio. Queste procedure, come è noto, richiedono tempi lunghi perché i paesi d’origine spesso non li rivogliono indietro.
Una cosa è certa: eliminare i CPR significa dire che tutti sono liberi di sbarcare in Italia. Senza CPR gli interventi delle Forze dell’ordine sarebbero inutili e la criminalità sarebbe ancora più libera di arruolare clandestini.

Fabrizio De Pasquale ha 60 anni, è sposato, padre di 2 figli e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche, è stato Capo ufficio stampa di varie aziende e del Ministero dei Beni Culturali. Ha lavorato per RAI ed Expo2015 e per un centro media. E’ stato per 24 anni Consigliere e poi Capogruppo di Forza Italia a Palazzo Marino. Conosce bene Milano ma non smette mai di scoprire i problemi e le eccellenze che la metropoli produce ogni giorno. E’ Direttore e amministratore di Milanopost dal 2014 e crede nel ruolo dell’informazione locale per migliorare la città e i suoi abitanti.
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