Milano senza la zavorra della verità è la Milano di un “modello” che non c’è

Milano

“Dopo la manifestazione anti-razzismo del 2 marzo, il capoluogo lombardo è tornato sotto i riflettori. Dimostrando di essere cambiato, negli ultimi anni, come nessun’altra città. Oggi non è più solo la sobria capitale dell’economia, ma una metropoli vivace. Attenta all’innovazione, alla cultura e alla solidarietà”, così scrive l’autorevole Francesco Costa, con sicurezza. Che la marcia organizzata da Majorino abbia rivitalizzato una città solo dedita a far soldi, è un’ipotesi miope e offensiva per chi considera quella colorata scampagnata, un modo per contarsi e prendere coraggio di una parte fortemente connotata, in previsione del voto delle primarie. Ma quel discorso davvero borghese ed elitario nell’elencare i traguardi della città, per chi grida di soddisfazione per il philadelphia al salmone regalato al Pane Quotidiano, per, questa sì, generosità, è incomprensibile. E che la solidarietà “come dimostra l’enorme partecipazione alla manifestazione anti-razzismo del 2 marzo, di cultura e di apertura al mondo,” (parole sue) sia combattere un razzismo che non c’è e accogliere a braccia aperte anche i clandestini innominati, è un’opinione ideologicamente personale. Nei luoghi abbandonati, nei fortini dello spaccio, nelle case occupate con la forza, nelle tante zone d’ombra dove l’incuria è un obbligo di questa Giunta, una magnolia in fiore e solo quella, sorride. Nelle zingarate dei parchi con bivacchi variopinti, traffici vari, la paura per un aggressione improvvisa, una violenza ingiustificata, è regina. Chieda a quel gruppo di clochard se sono felici che “Oggi a Milano il tasso di disoccupazione è la metà di quello nazionale, quello di occupazione femminile è a livelli europei, quello di natalità è vicino a quello di Berlino. Il Pil è il 10% di quello nazionale, il tasso di raccolta differenziata è tra i più alti in Europa, i residenti sono in aumento e per il 20% sono stranieri.” (sempre parole sue). Hanno spesso perso il lavoro, hanno le scarpe coi buchi, nascondono a volte un tesoro: una fetta di torta. La cultura è diventata talmente elitaria che non si sposta praticamente da Palazzo Reale e costa una fortuna. Ma nascono “perle” anche in periferia, per l’impegno di un singolo. (questo sì affamato di cultura). Sono stata in una biblioteca di condominio, in via Rembrandt 12, nata con l’entusiasmo di pochi, partecipata con passione da persone senza pretese. Lei cita Fossati per dire che non c’è più quella nebbia che custodiva i pensieri e la poesia del vivere, ma io le suggerisco i versi di un autore milanese, Nino Rossi,  e una ballata milanese  

Milan,bella Milan,

te see la mia innamorada.

Per ti, bella cittaa,

ho pestaa ona gran crappada.

Stanott, chi in de per mi,

settaa su ona banchetta,

mi vorarí aves spoetta

e cantà Milan.

 —

Ma Lei ama Milano?

Nene

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