La manovra spiegata nei dettagli: fisco, pensioni, reddito di cittadinanza ecc.

Politica

Renato Brunetta ha dichiarato: “Attualmente i mercati stanno a guardare da una posizione di massima preoccupazione.. Quel che è certo è che il quantitative easing è ormai ridotto ai minimi termini e si azzererà entro la fine di quest’anno con tutte le conseguenze che ne deriveranno”. E ha aggiunto: “Questa è una maggioranza divisa su tutto, lacerando il tessuto economico, sociale e produttivo del Paese. Tutte e due i partiti guardano di più a una visione statalistica e non liberale dell’economia. (Renato Brunetta Rai news)

Pensioni, reddito di cittadinanza, Flattax. Ma anche sterilizzazione degli aumenti dell’Iva e “pace fiscale”. Ecco la manovra da 37 miliardi del governo gialloverde.

NIENTE CLAUSOLE IVA PER 12,5 MILIARDI – Il primo impegno del contratto di governo è la sterilizzazione degli aumenti che scattano il primo gennaio 2019 (dal 10 all’11,5 per cento per l’aliquota più bassa, dal 22 al 24 per cento per quella più alta).

PENSIONI A QUOTA 100 – Il superamento della legge Fornero è una misura che entrambe le forze di governo rivendicano. L’obiettivo è di garantire la possibilità di andare in pensione a chi, tra età e contributi arrivi a “Quota 100”, probabilmente partendo dalla combinazione 62-38. Il costo è di 7 miliardi di euro e il meccanismo dovrebbe partire a febbraio.

REDDITO E PENSIONI DI CITTADINANZA – Per la bandiera del M5s servono 9 miliardi di euro (di cui 2,6 da attingere dalle risorse già stanziate per il Rei) a cui aggiungere un ulteriore miliardo destinato al rafforzamento dei centri per l’impiego. L’attivazione vera e propria della misura scatterà nei primi tre mesi del 2019. L’assegno da 780 euro, secondo quanto annunciato finora, verrà caricato sul bancomat, con una sorta di monitoraggio degli acquisti. Il sostegno sarebbe garantito solo a patto di frequentare corsi di formazione e di prestare 8 ore a settimana di lavoro socialmente utile. Il reddito verrebbe meno dopo il rifiuto di tre offerte di lavoro, ma con una specifica “geografica”, con l’obiettivo di non penalizzare cioè chi non accetterà come prima offerta un’occupazione al di fuori della propria città o Regione.

“PACE FISCALE” AL 20 PER CENTO CON TETTO A 100MILA EURO – L’accordo raggiunto dopo un lungo braccio di ferro sul Decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio stabilisce un’aliquota al 20 per cento per sanare il pregresso di chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi. Sarà prevista l’opzione di dichiarazione integrativa ma con la possibilità di far emergere fino ad un massimo del 30 per cento in più rispetto alle somme già dichiarate e comunque con un tetto di 100mila euro per periodo d’imposta. Per ridurre il contenzioso, si potranno inoltre sanare le liti con il fisco pagando senza sanzioni o interessi il 20 per cento del non dichiarato in 5 anni in caso di vittoria del contribuente in secondo grado (o il 50 per cento in caso di vittoria in primo grado). Allo stesso tempo, con la rottamazione ter delle cartelle Equitalia saranno cancellati sanzioni e interessi, dilazionando i pagamenti in 20 rate in 5 anni e arriverà lo stralcio delle minicartelle sotto mille euro accumulate dal 2000 al 2010.

DALLE PENSIONI D’ORO 1 MLD IN 3 ANNI – Il taglio delle pensioni sopra i 4.500 euro netti al mese nella parte di assegno non coperta dai contributi pagati porterà nelle casse dello Stato un miliardo di euro nell’arco di un triennio. La precisazione temporale è arrivata dopo gli annunci del ministro del Lavoro Luigi Di Maio.

FLAT TAX PER GLI AUTONOMI – Il forfait esiste già ed è al 15 per cento per i professionisti con ricavi fino a 30mila euro e per le altre categorie con ricavi fino a 50mila euro. L’obiettivo è estendere la platea ad autonomi, Snc, Sas e Srl che optino per il regime di trasparenza con ricavi fino a 65mila euro. Dai 65 mila ai 100 mila euro si pagherebbe un 5 per cento addizionale. Le start up e le attività avviate dagli under35 godrebbero di un supersconto al 5 per cento. Il costo è di circa 600 milioni il primo anno e di 1,7 miliardi a regime.

SGRAVI IRES, SU UTILI REINVESTITI TAGLIO AL 15 PER CENTO – L’aliquota al 24 per cento scenderebbe di 9 punti sugli investimenti in ricerca e sviluppo, in macchinari e in assunzioni stabili. Il costo sarebbe di 1,5 miliardi di euro. Dovrebbero essere anche confermati gli ammortamenti di Industria 4.0.

GIOCO D’AZZARDO E SIGARETTE – Nella manovra aumenta la tassazione sul gioco d’azzardo. Arrivano norme anche per chiudere il pregresso sulle sigarette elettroniche che negli obiettivi consentirebbe di salvaguardare migliaia di posti di lavoro nel settore.

ADDIO A SCONTI ACE E IRI – Per finanziare le agevolazioni fiscali alle imprese saranno abolite l’Ace, l’Aiuto alla crescita economica, e la mai nata imposta ridotta Iri, destinata al mondo delle Pmi e attesa dal primo gennaio 2019. Il recupero finanziario è di circa tre miliardi di euro.

7 MILIARDI DI TAGLI, ANCHE SU IMMIGRAZIONE – Per legge i ministeri devono operare tagli per un miliardo l’anno. Lo sforzo richiesto potrebbe essere però superiore, pari a 3-4 miliardi. Promesso un taglio di 1,3 miliardi di euro in 3 anni sull’immigrazione, di cui 500 milioni nel 2019, derivanti, secondo Matteo Salvini, da minori sbarchi e dal taglio “dei famosi 35 euro al giorno”.

DA INVESTIMENTI SPINTA AL PIL – SBLOCCO DEGLI INVESTIMENTI LOCALI

DECRETO TAGLIA LEGGI, NORME SU RC AUTO – La novità è l’arrivo di un secondo decreto, che scorpora dal dl fiscale norme altrimenti non omogenee. Il dl rinominato “taglia scartoffie e leggi inutili” cancella oltre 100 adempimenti per le imprese” e ingloba misure per garantire una Rc auto “più equa”; per sancire l’incompatibilità tra ruolo di governatore regionale e commissario alla sanità “per non avere più casi De Luca”; per bloccare i pignoramenti della casa per chi ha crediti verso la P.a. (norma Bramini) e per bloccare “i medici furbetti che aumentano la lista di attesa per l’intramoenia”. (L’Opinione)

Al Paese serve l’opposto, l’esatto opposto, meno Stato, meno limiti all’intrapresa, meno vincoli ideologici, meno regole assistenziali, meno vincoli alla flessibilità, meno impedimenti al credito, meno terrore fiscale, al Paese serve libertà, più liberta su tutto. Speriamo che il passaggio in Parlamento porti consiglio così come la notte, e porti la convinzione che un Paese per funzionare bene deve essere piuttosto che apparire. (Alfredo Mosca)

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