Le cene sono di moda. Anche Zingaretti vuole la sua

Politica

In questo cha cha cha improvvisato la cena è il totem a cui bisogna rispondere sì, se si vuol contare. E la cena è per iniziati, gente di fiducia, che ha qualcosa da proporre, si spera. O che almeno pragmaticamente guardi la realtà senza ipocrisie per decidere in modo costruttivo per il futuro. Ma le cene portano con sé indigestioni e mal di pancia per quel rosicare incontrollabile che è dubbio, incertezza e poca stima di se stesso. La cena ad Arcore tra Berlusconi e Salvini fa dire al vice premier Tajani “Noi vogliamo andare uniti , vediamo cosa accadrà. Non mi sembra che la Lega voglia correre con il M5S. In Abruzzo mi sembra che ci sia stata una marcia indietro, noi stiamo lavorando per una grande coalizione di centrodestra. Anche perché Forza Italia, dati alla mano, nel centro-sud è il partito più forte”.

Per le elezioni regionali pace fatta? L’importanza del centrodestra ha una propria funzione?  Pare  di sì. La forza delle soluzioni nelle altre regioni conferma un buon  governo da riproporre.

Ma la cena in sé è appetitosa, suggerisce rilassamento e risate..Il PD capta la moda, propone: c’è tanto da discutere in una cena. Gli eletti sono pochissimi, scelti con arte perché possano concedersi il lusso anche di dissentire. Una vera novità nel PD che esprime sempre ricette dissonanti. La cena in grigio, quella di Calenda è stata illuminata dal grigio Gentiloni, per un Congresso a gennaio pieno di colori. Quali colori non si sa ancora. Ma la cena di Zingaretti avrà l’originalità di un esame di coscienza a ritroso per chiedere il perché di un fallimento annunciato. Scrive sul post di Facebook dove il cha chacha è finito : “A tutti loro voglio chiedere che dobbiamo fare secondo voi? Dove abbiamo sbagliato? Come riprendere a lottare e vincere? Perché la nostra storia ricomincia così: ascoltando le persone”. La sorpresa è che dopo mesi siano ancora queste le domande. La cena sarà indigesta, anche se “sociale”

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