Incontro Orban e Salvini: la vuota e rumorosa retorica dell’ovvio

Politica

La magia di Matteo Salvini è di riuscire a rendere interessante anche ciò che non lo è. Ormai ci si aspetta un titolone del Corriere (e gli altri a seguire) pure se uscisse una sua dichiarazione a proposito delle mezze stagioni che non ci sono più. Dice l’ovvio, ma nel senso più basso del termine: la leva militare? Certo che educava ad alcuni aspetti della vita civile e comune, ma lo è altrettanto che una società evoluta può provare a superare il modello spartano. La pasta è buona? Sicuro, ma come programma politico sull’italianità degli alimenti pare pochino. Considerando poi che fiumi, terreni e montagne non li hanno certo intossicati gli stranieri, ma italianissimi imprenditori. I migranti sono troppi? Vero, ma solo perché non si è gestito in maniera civile il problema visto che l’Italia è un Paese da decine di milioni di persone.  Ma se lo dice Matteo l’Ovvio è assoluto. Se domani inciampasse e tirasse una bestemmia probabilmente i giornali titolerebbero: “Attacco a Dio”. L’ultimo esempio lo abbiamo con l’incontro in Prefettura con Viktor Orban. L’ungherese si è costruito fama e amicizie combattendo un esercito di disperati diretto in Europa. Capo di una nazione ininfluente sotto il profilo geopolitico è riuscito a diventare un personaggio internazionale. Cosa possa dirsi con Salvini in Prefettura resta un mistero (e fidatevi lo resterà davvero), ma la notizia che i due si incontrano ha messo tutti in fibrillazione. Pro e contro sono pronti all’ennesimo incontro dentro e fuori i palazzi. Non ne uscirà un tubo, come non ne sta uscendo dal governo del cambiamento, ma ne parleranno tutti. Siamo ormai preda di questa retorica dell’Ovvio. Vuota, inconcludente e molto rumorosa.

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