Importiamo miseria

Economia e Diritto

Ci pagheranno le pensioni, cit. Senza di loro la nostra economia collasserebbe, cit. Chi raccoglierebbe i pomodori, se non ci fossero loro? Cit. Ecco, signore e signori, oggi escono i numeri dietro questa ideologia buonista. E scopriamo, semmai ve ne fosse stato bisogno, che era tutta fuffa. Importiamo, per lo più, poveri. Un terzo di veramente ed assolutamente poveri, di media. Al Sud siamo al 40%, tra le famiglie. Sempre di media, sei volte superiore a quella degli Italiani. Come possano, a queste condizioni, pagare qualsiasi cosa oltre alla propria sopravvivenza non si sa.

Tolta la quota di nero, il resto è miseria che abbiamo importato per bontà. E che impedisce che el risorse prodotte, a questo punto, nella stragrande maggioranza da Italiani, possa risollevare le sorti degli Italiani poveri (ammesso e non concesso che la redistribuzione coatta del reddito non sia un furto, ovviamente). Qui i dati presi da Repubblica:

Senza sorprese si nota che la povertà aumenta tra i non occupati e quando il capo-famiglia ha un livello d’istruzione minore. Nei nuclei con persona di riferimento operaio, l’incidenza della povertà assoluta (11,8%) è più che doppia rispetto a quella delle famiglie con persona di riferimento in pensione (4,2%). Soffrono maggiormente gli stranieri. Come ci spiegano dall’Istituto, 1,61 milioni di individui stranieri sono colpiti dalla povertà assoluta: l’incidenza di povertà assoluta tra gli individui stranieri si attesta dunque al 32,3%.

Anche se si guarda alla rielaborazione dei dati per famiglie e nazionalità è chiaro il quadro: l’incidenza della povertà assoluta – che come visto era in generale al 6,9% – sale al 29,2% tra le famiglie di soli stranieri e nel Mezzogiorno supera addirittura il 40%. Per le famiglie miste il valore dell’incidenza è del 16,4%, in calo rispetto al 2016. Per quelle di soli italiani, la povertà assoluta incide al 5,1% (in salita dal 4,4% del 2016).

Una chiosa, in chiusura: esiste una demografica con numeri simili a quelli degli stranieri: i giovani. Ed in effetti, a ben vedere, i due gruppi hanno una cosa in comune: devono entrambi pagare le pensioni, che non vedranno mai, alla classe demografica messa meglio in Italia. I pensionati. Io vi lascio questa riflessione, senza trarre conseguenze. Anche se un paio, accingendomi a pagare l’INPS per il prossimo anno, di cose da dire mi verrebbero. Ma mi astengo. Forse è meglio.

Prima o poi, comunque, dovremo porci il problema del trasferimento coatto di ricchezza dal basso verso l’alto della curva demografica. Se non altro perché, arrivati ad un certo punto, il carico fiscale romperà la schiena a chi regge tutto il peso della colonna. Ed a quel punto i portatori sani di diritti acquisiti potrebbero trovarsi senza alcun sostegno. La Grecia è là, dietro l’angolo a dimostrare a tutti come importare risorse e pagare pensioni generose a chiunque non sia la chiave per un futuro di successo economico.

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