Dire di no a Grillo non è un capriccio, è un dovere morale e liberale

Politica

Sta per calare il sipario sull’intesa Grillo Salvini? Forse. E se succedesse il merito spetterebbe interamente a Forza Italia. È vero, questo porterebbe ad un governo PD 5 Stelle ma, e qui dobbiamo essere chiari, la colpa di questo non sarà minimamente nostra. Non siamo noi ad aver messo il veto sui democratici, quindi, chi l’ha fatto, ne risponderà alla storia ed agli elettori. Ma torniamo al punto di partenza: qualcuno tra i nostri alleati ha definito un “capriccio” direi di no a Di Maio. Ma non è così. È qualcosa di profondo, di antico, di estremamente attuale e di fondamentalmente liberale. Intanto, va detto, non abbiamo chiuso per primi. Chi ha detto che Berlusconi non era un interlocutore sono stati loro. Ben prima che il nullafacente (ma edito da Mondadori, non sia mai che la coerenza gli tocchi il portafoglio) Di Battista lo definisse il male assoluto, Di Maio aveva escluso ogni forma di dialogo con il Cavaliere. Perché? Funziona come con i cuccioli di certe specie. Se li manipoli troppo, perdono il loro odore e la madre non li riconosce più. Ecco, se Silvio avesse fatto anche una sola foto con Giggino o Bibbitaro, il Movimento lo avrebbe ripudiato. Quindi si è escluso ogni canale. Ed a quel punto che dovevamo fare?

Non si pensi, comunque, che ce l’abbiamo con loro. Ci hanno fatto un favore. Era un nostro dovere essere contro a prescindere. L’idea del MoVimento, la radice del suo essere, è la democrazia illiberale e schiavista più stupida che la storia dell’umanità abbia partorito. Si basa sull’intima certezza che nessuno debba lavorare e tutti vadano mantenuti. Ma in quest’ottica lo stato cessa di essere quello che dovrebbe essere per divenire un tiranno. Dolce, magari. Partecipato, forse. Ma anche il principale responsabile della vita di ognuno. Non lavorare e dipendere dalle tasse non è libertà. Perché, un domani, quei fondi, quel reddito, quella certezza, ti può essere tolta. E chi la detiene, in monopolio, è il tuo tiranno. A prescindere dal colore. A prescindere dalle tendenze politiche. Significa avere una società che non dipende da se stessa, dalle proprie capacità, dai propri sforzi, ma da un tiranno che distribuisce grano ed intrattenimento. E queste cose uccidono le nazioni. Da liberali dire di no non è un capriccio. È un dovere morale altissimo.

Facciano pure un governo con il PD, che potrà finalmente retrocedere nelle more della sinistra estrema che tanto rimpiange. Noi abbiamo di nuovo la speranza di ricostruire un’area ed un pensiero che ci è stato usurpato. Il domani sorge più sereno. E più azzurro.

Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

1 thought on “Dire di no a Grillo non è un capriccio, è un dovere morale e liberale

  1. tutto limpido
    peccato che forza italia abbia tenuto un atteggiamento ambiguo dal 2011 a oggi.
    peccato che Berlusconi non sappia valorizzare minimamente chi ha di valido in f.i. .
    peccato che abbia messo gente come alfano, minetti, fini,verdini e compagnia danzante in condizione di nuocere sia allo stato sia a forza italia stessa che è ai minimi storici.
    peccato che non vada in pensione (meritatissima)

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