Majorino, la Stazione Centrale ed il disastro immigrazione preparato a sinistra

Milano

Milano 15 Luglio – Quanti immigrati, clandestini, presunti profughi, espulsi, in sospeso ed in possesso di permessi umanitari che solo in Italia possono ricevere dormono, ogni notte in Stazione Centrale? E come mai questo numero ci dovrebbe interessare così tanto. Secondo Repubblica sono 300, per strada. E, pressapoco, sono un numero comparabile all’anno scorso. La differenza la farebbero i gruppi sparsi in città. Secondo Majorino, invece, sarebbero qualche decina. Molti, molti meno. A chi dobbiamo credere. Per una volta io direi all’assessore. La sensazione è che Repubblica abbia sommato un po’ di cose assieme, senza grosso criterio. Il grosso problema, però, è che se ha ragione l’uomo in scarpe da tennis, la situazione rischia di essere un campanello d’allarme per tutto il paese. E per Milano in particolare. Un passo indietro. Delle centinaia di migliaia di persone arrivate negli scorsi anni non tutti sono, effettivamente, rimasti qua. Una buona parte, in perfetta solitudine, si è redistribuita da sola in Europa. Ed è anche l’unica cosa che ha consentito, nel mezzo di un’emergenza epocale, di far resistere la barca. I due maggiori esempi di questa tendenza erano le stazioni di Como e Milano. Ventimiglia è una storia un po’ a sé, ma possiamo anche inserirla in elenco. Erano i tre sfoghi naturali in cui transitavano quelli che qui non ci volevano stare. Ed erano migliaia. Generavano emergenza, vero. Degrado, certo. Ma almeno davano la sicurezza che noi fossimo solo una tappa intermedia. Questo, ovviamente, alla sinistra non piaceva. Chi se ne va non genera i 35 euro al giorno. Per questo Majorino si è messo a pensare. E quando Majorino pensa ogni Milanese dovrebbe tremare.

Dalla Marcia per l’Accoglienza, ai 500 euro proposti come stipendio di profuganza, mi si perdonerà il neologismo, tutto va in un’unica direzione: rendere l’Italia preferibile come meta di residenza. In maniera da non farci drenare risorse da paesi concorrenti. Paesi che, va detto, stanno facendo letteralmente di tutto per lasciarceli. A Majorino, ovviamente, non viene minimamente il dubbio che se stati tradizionalmente dai confini aperti si rifiutano di prendersi orde di risorse, forse c’è qualche problema definitorio. Forse, eh! No no, lui imperterrito va avanti. E lo svuotamento della stazione potrebbe essere un primo, timido, segnale di vittoria. Nella presente emergenza sbarchi, sempre meno scampati a guerre fantasma, persecuzioni immaginarie e genocidi ipotetici cercano il fresco del Nord. Bravo Pierfrancesco. Una sola domanda: una volta respinti o, addirittura, accettati, una volta finiti i soldi, una volta, insomma, che la realtà si sarà fatta strada nel monte di follia che avete costruito, che ce ne faremo di loro? No, perché il fronte occupazione non mi pare particolarmente florido. A quel punto che facciamo, tutti dipendenti pubblici? Tutti assistiti sulle spalle dei fessi dei loro connazionali venuti qui a lavorare per davvero? Ne siamo certi? No, perché la Stazione si starà svuotando, ma via Corelli e via Esterle si stanno riempiendo. E quelle sono più difficili da sorvegliare. Ci accorgeremo dell’idiozia di questa strada prima o dopo il primo attentato in Italia? Io spero prima. Io spero subito, a dire il vero. Ma io non ho le scarpe da tennis. Ed è un grave handicap per capire l’immigrazione, me ne rendo conto.

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