Majorino sta lasciando morire il Sogno di Bimbi

Milano

Milano 16 Giugno – Funziona come i colmi. Qual è il colmo per l’assessore al Sociale che vuole integrazione e multietnicità, modello via Padova e Milano accogliente? Non impedire che una delle migliori esperienze in questo senso chiuda. Davvero, questa storia è sconcertante. In via Emo, incastonato come una gemma in un posto che non ti aspetteresti, c’è un centro di accoglienza. No, non è quello che pensate. È un asilo nido per tutti quei bambini che il Comune ha lasciato indietro. Significa bambini piccolissimi. Fino a 36 mesi, di norma (perché poi nessuno viene lasciato indietro, e gli ex allievi sono sempre ben accetti). Le cui madri, in uno sforzo enorme per integrarsi o per riscattarsi, hanno trovato un posto accogliente dove lasciare il proprio figlio. Così accogliente, così bello e così efficiente che anche il Comune ci manda i casi più gravi. Quelli che lui stesso non riesce a risolvere. Bambini senza documenti, ad esempio. I figli del mare. Che si uniscono a tutti i bambini esclusi dal servizio nido Comunale. O per problemi di graduatoria o per problemi di documenti. Alcune delle mamme non riescono a pagare. E quando non ci riescono, intervengono le volontarie. Non la collettività. Le volontarie in prima persona. Nessun bambino viene lasciato fuori per morosità. Questa è stata, da sempre, la filosofia di Giovanna Mariani, la fondatrice. Una donna straordinaria, e non lo dico come cliché. 76 anni, bisnonna, ha fondato e dirige il centro. Dirige, però, potrebbe dare un’impressione fuorviante. È in prima linea costantemente. Per dire, lo svezzamento dei bimbi lo fa lei. Nel senso che le pappe le cucina personalmente. Anche se agli altri non va peggio, il catering lo fa un ristorante. Non Milano Ristorazione. Un ristorante. Con un passato di imprenditrice ed un presente di volontaria, ci sono piccole cose che ci tiene a fare di persona, in ogni caso. È il segno tangibile dell’amore che mette in questa missione. Con lei tante altre volontarie, tra cui Elena Sartori e Giovanna Mariani. Volontarie, operatrici e finanziatrici. Qui tutto si tiene per la loro opera. Al Comune non costa nulla. E voi forse non ne avete mai sentito parlare, perché le eccellenze e le cose che funzionano non fanno mai notizia. Finché, come in questo caso, non rischiano di chiudere.

Nel 2013 la proprietà dell’immobile decide di vendere. Immediatamente le volontarie si mettono alla ricerca di un’altra sede, perché sanno che potrebbero finire in mezzo ad una strada. Non si piangono addosso e provano tutte le strade. Purtroppo finiscono quasi subito su quella dell’Assessorato al Sociale. Che, in quattro anni, riesce a promettere di tutto, senza portare a casa nulla. Il caso più clamoroso, forse, è quando viene mostrato loro, su richiesta ormai disperata delle volontarie che rischiano lo sfratto, il CAM di via Pusiano. Avete presente Totò e la fontana di Trevi? Ecco, Majorino non ha alcuna potestà su quella struttura. Ma lui comunque fa balenare la speranza. Altre sedi, come per esempio il Corvetto vengono respinte perché troppo lontane. Le madri di questi bambini non hanno il Mercedes per portare i figli. E poi, semplicemente, il tempo finisce. Quattro anni buttati. Ad Agosto il Sogno dei Bimbi morirà (forse…) e l’assessore Majorino dovrà risponderne. Politicamente, si intende. Anche perché, una soluzione ci sarebbe. A due passi, tra l’altro. In via Esterle, come suggerito anche dal consigliere De Pasquale, ci sono delle strutture che dovevano ospitare la Moschea. Ma non la ospiteranno mai, dopo l’annullamento del bando. Sono libere. Sono già attrezzate a scuola. Il resto della ristrutturazione sono disposte a farlo Giovanna e le altre. Mettendoci, ancora una volta, soldi di tasca loro. C’è un problema, però. Quella struttura è occupata. Una fantomatica rete di solidarietà con i migranti. Se il Comune intervenisse subito, domattina, sgomberando, forse a Settembre i bambini potrebbero tornare a giocare con le loro educatrici. Anche perché, dovendo decidere chi accoglie meglio, nessuna persona di buonsenso dovrebbe avere dubbi. È una lotta contro il tempo, ovviamente. Ed è una lotta che il Municipio due vuole fare sua, come dichiara l’Assessore al Sociale Laura Luppi, reduce ieri da un sopralluogo:

“Il nido il Sogno di Bimbi è un’eccellenza di Milano. Il fatto che rischi di chiudere a Settembre è qualcosa di profondamente incomprensibile. Come Municipio siamo disposti a fare la nostra parte nella risoluzione di questa situazione. Certo, la competenza maggiore è del Comune. Però io mi metto, da ora in poi, a disposizione dell’Assessore Majorino, che so essersi impegnato personalmente nella questione. Se vuole chiamarmi, sono pronta a collaborare perché non ricada su di lui la chiusura di questo nido multietnico a ridosso di via Padova. Sono certa che mai vorrebbe che il suo nome fosse collegato ad un fallimento del genere nelle politiche di accoglienza del Comune di Milano, che lascerebbe per strada fino ad 80 bambini, danneggiando gravemente i diritti delle madri, che dovrebbero scegliere tra la cura dei figli e la loro autonomia lavorativa. Insomma, sono certa che non vorrà essere ricordato come quello che ha lasciato chiudesse un esperimento riuscito di integrazione e di incentivo alle pari opportunità”.

Ecco, a queste sacrosante rivendicazioni io vorrei aggiungere una riflessione liberale. Come sempre, il privato è riuscito, costando decisamente meno del pubblico, a risolvere egregiamente un problema. E, come sempre, le rogne sono iniziate quando si sono fidate delle promesse di qualcuno. Qualcuno a caso. Qualcuno che marcia per l’accoglienza. Poi lascia che le iniziative migliori, di successo e di sicuro impatto sociale ,muoiano. Non c’è che dire, la coerenza prima di tutto.

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