2016. Non è cambiato nulla, ma è cambiato tutto

Politica

Milano 31 Dicembre – Quest’anno, nel mondo, è stato il momento dei suicidi politici. Cameron chiama un Referendum sulla permanenza in Europa della Gran Bretagna. Non ce n’era bisogno, non serviva a nulla e non poteva che nuocergli. Lo perde e muore politicamente. Negli Usa Hillary Clinton entra nell’agone delle Presidenziali con la vittoria in tasca. Passa il suo tempo a spiegare agli operai bianchi che hanno votato Sanders alle primarie che, in definitiva, la storia non sa che farsene di loro. E che dovrebbero avere la compiacenza di raggomitolarsi in un angolo e morire. Perde così, clamorosamente, le elezioni contro il candidato più odiato della storia moderna. In Venezuela, per la prima volta negli ultimi decenni, il partito Bolivariano perde la Camera. In Argentina i Peronisti lasciano la Casa Rosada ad un liberale. Il centrodestra si riprende anche il Cile. In Italia Renzi si è suicidato con un referendum inutilmente personalizzato che ne ha segnato la fine della carriera politica, almeno nell’immediato futuro. Quindi possiamo dire che l’alternanza democratica funziona, i politici fanno gli stessi errori di sempre e che il pendolo del mondo sta tornando a destra. Ma non è andata esattamente così.

L’esempio Italiano è abbastanza indicativo. Quest’anno abbiamo assistito al tentativo di vedere nascere una sinistra che copriva l’intero arco costituzionale. Ma la prima mossa è stata bloccare l’elemento dell’innovazione. Nel 2016 l’unica riforma alla Renzi è stata quella sulle unioni civili. E non gli ha portato benissimo. Poi c’è stata la tipica pausa all’Italiana di nove mesi in cui ci sono state tre elezioni. Una vittoria, quella sulle trivelle. Un pareggio: Roma-Milano 1-1. Una sconfitta, disastrosa, il Referendum. Dopo tre anni il Governo se ne va. Il che, di norma, è quello che succede in Italia da circa 70 anni. Ma non è la stessa cosa di sempre. Qui si è certificato che il Paese non vuole alcun radicale cambiamento. Non vuol un Governo decisionista. Non vuole, prima di tutto e soprattutto, uno Stato più forte. In sostanza, ha deciso che la propria libertà ha subito abbastanza limitazioni. Ed ha colpito coerentemente, anche se magari sbagliando bersaglio. Il messaggio, soprattutto laddove lo Stato è onnipresente, cioè al Sud. Non è un segnale ancora compiuto, ma non è nemmeno da trascurare.

E fa eco al No all’Europa Inglese, al No al sistema Clinton, che salvava l’establishment a scapito di tutto il resto. Del no al Socialismo Sudamericano. Stiamo andando in una direzione pericolosa, ma interessante. La globalizzazione dell’omologazione come forma di efficienza, con il suo portato autoritario di standardizzazione non si scontra più con un neo marxismo, con cui litigava sul COME omologare l’intero pianeta. Ma con un neo liberalismo, molto confuso, eterodosso, pieno di paure e contraddizioni, che però la contesta sul piano del SE omologare l’intero pianeta. La sinistra e la globalizzazione, alla fine un accordo lo avevano trovato. Questa nuova destra lo troverà? Lo scopriremo nel 2017. L’anno delle grandi risposte alle domande di questo infinito anno bisestile.

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