L’Istat, la Povertà Assoluta ed una stampa ignobile

Approfondimenti Economia e Politica

Milano 15 Luglio – Prima di tutto i fatti: la povertà assoluta torna ai livelli del 2013, con un lieve incremento. Seconda notizia, la povertà è una cosa da giovani. Fine della notizia. Prima parte dell’analisi: la ripresa, se c’è, non riguarda le famiglie. In particolare quelle numerose, in particolare quelle numerose e straniere. Seconda parte dell’analisi, questo non è un paese per giovani. La povertà assoluta è giovane. E questa non è una notizia. Nessuna delle cose dette fin qua, è una notizia. Sono tutti dejà vù, tutta roba già vista nel 2013. La grande, onesta, ed inevitabile verità è che non è cambiato nulla.

giovani-povertà E nulla è cambiato perché stiamo, maggioranza ed opposizione, continuando a fare le stesse cose. Nel 2013 lo scontro si consumò sul terreno del reddito di cittadinanza. Ieri è stato approvato un suo clone. Da destra si contesta, protestando sul quantum. Ma, di fondo, non c’è alcuna differenza tra Grillo, Renzi o Salvini. La pretesa è la medesima, che lo Stato pensi a tutti. Per ottenerlo si fa leva sul giornalismo più vergognoso d’Europa che parla di emergenza apocalittica per dati invariati da anni. Tre, per l’esattezza. Tutto per coprire l’ennesimo esproprio perpetrato ai danni di chi produce in favore di chi riscuote, di chi distribuisce, di chi non produce. Di un sistema pensionistico prossimo al crollo. Di un sistema di integrazione dei giovani nel mondo del lavoro che ha fallito mai come prima nella storia. Di una scuola a misura di docente, parcheggio prima della pensione per troppi che si trascinano, sognando di passare da una forma di mantenimento ad un’altra. Renzi dice che da questo abisso ci stiamo riprendendo. Forse è persino vero. Non ne ho idea, ma la mentalità, la stessa che guida il suo esecutivo, è la stessa di tre anni fa. È la stessa che fa vincere Roma alla Raggi. E’ la stessa che regala Milano a Sala, facendogli vincere il premio di Sindaco che più ha promesso e che quindi più rischia di non mantenere. Questa mentalità ci sta lentamente uccidendo. Il quadro è già impietoso, ma provate ad immaginare cosa succederebbe con un reddito di cittadinanza. Soprattutto, provate a pensare agli effetti sulla mentalità comune se cercare un lavoro non fosse solo difficile, ma fosse proprio una scelta idiota. Oltre che maledettamente costosa. I conti ce li fornisce Di Maio, 780 euro per 10 milioni di persone. All’anno. Fanno 93 miliardi. All’anno. Pagati da quei 30 milioni di fessi ancora disposti a lavorare in un sistema più truccato di una ballerina di Samba al Carnevale di Rio. Di fronte a questo Renzi abbozza, distribuendo mance e sperando di disinnescare la bomba. Ma è un palliativo senza futuro.

Diceva Margarete Thatcher che l’economia è un mezzo, non un fine. Deve servire per cambiare le coscienze. Lei voleva che l’Inghilterra passasse da una mentalità di attesa di un beneficio pubblico, ad una di impresa e voglia di riscatto. Nel 79, Londra e Roma sembravano molto, molto vicine. Quasi confinanti. Purtroppo gli Inglesi sanno prendere decisioni contro le generazioni presenti in nome e per conto di quelle successive. Noi no. È per questo che la fetta più grande di welfare la pagano i più giovani e ne beneficiano i più anziani. Togliergliela non è né possibile, né giusto. Si può solo pregare di rinunciarci. E se decideranno di non farlo, andarsene. Non è essere radicali, è essere liberali e realisti. E realismo e liberismo sono le due cose che spererei di vedere nelle prossime incarnazioni di Forza Italia. Dall’Italia, se possibile.

 

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