La manovra sale a 31,8 miliardi. Sindacati in piazza il 28 novembre

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Milano 29 Ottobre – La manovra sale a 31,8 miliardi. I tecnici di Camera e Senato hanno calcolato che se l’Ue darà il via libera alla «clausola migranti» come pare dalle dichiarazioni di apertura arrivate da Juncker, l’ammontare della legge di Stabilità lieviterà dagli attuali 28,6 miliardi. Una Stabilità fatta per la gran parte a deficit e sulla quale questo governo si gioca la testa. Tant’è che Renzi ha già fatto balenare l’ipotesi della fiducia. La Stabilità arriva in Senato in un clima incandescente. Non c’è solo lo scetticismo di Bruxelles sulla sostenibilità delle misure. Le opposizioni affilano le armi mentre i sindacati scenderanno in piazza con una manifestazione nazionale il 28 novembre e si dicono pronti allo sciopero generale, contro l’esiguità delle risorse previste per rinnovare i contratti.

Di 31,8 miliardi solo 7 miliardi sono tagli alle tasse tra abolizione della Tasi, superammortamenti,  proroga degli ecobonus, sgravi contributivi, e detassazione dei premi di produttività. E comunque la voce principale resta l’eliminazione del prelievo sulla prima casa da 4,5 miliardi. A questi vanno sommati 16,8 miliardi di minori entrate grazie alla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia ricorrendo in gran parte alla flessibilità sui conti concessa dalla Ue per investimenti e riforme. Ma va ricordato che le clausole di salvaguardia e quindi l’aumento delle accise possono scattare se non saranno centrati gli obiettivi del rientro dei capitali, la cosiddetta voluntary disclosure. Lo sblocco legato all’emergenza immigrazione, i cui costi si sono triplicati dal 2011-12 ad oggi secondo i dati forniti alla Commissione dal governo italiano (passando da circa 1 miliardo ai 3,3 miliardi stimati per il 2015), vale circa 3,1 miliardi che saranno destinati all’anticipo del taglio dell’Ires (dal 27,5% al 24,5% per circa 2,6 miliardi) e all’edilizia scolastica. Anche i 500 milioni che gli enti locali potranno scontare dai bilanci per i lavori di manutenzione e messa in sicurezza delle scuole, infatti, sono legati alla clausola.

Ma oltre all’incognita migranti legata al via libera alla flessibilità da parte di Bruxelles, sono diversi gli ostacoli che il governo dovrà superare in Parlamento, dove le opposizioni affilano le armi. Nelle pieghe del testo spunta un taglio alle spese della pubblica amministrazione per l’hi-tech. Si tratta di un taglio importante, del 50% rispetto alla media della spesa del triennio 2013-2015, che secondo il Movimento 5 Stelle vale tra i 2 e i 3 miliardi, e che dimostra la «schizofrenia» delle politiche del governo sul digitale. Una misura che peraltro è considerata «incomprensibile» anche da Confindustria digitale, visto che tagliare «la spesa nelle nuove tecnologie significa tagliare proprio lo strumento principale per mettere in efficienza la Pa». Altra grana quella dei Caf, cui già erano state ridotte le risorse lo scorso anno, che lanciano l’allarme «chiusura» per molti centri di assistenza se non si farà retromarcia rispetto a una sforbiciata «immotivata» e «scellerata». Ma è proprio anche grazie al loro sforzo, ricorda la Consulta dei Caf, che si sono potuti raggiungere i risultati vantati dal premier sul fronte del fisco, visto che anche quest’anno 17,5 milioni di contribuenti si sono avvalsi dell’assistenza fiscale per la dichiarazione dei redditi. Non si dovrebbe riaprire, invece, il capitolo pensioni, visto che il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha assicurato che una proposta sulla flessibilità arriverà il prossimo anno. Mentre per la rivalutazione degli assegni il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, spiega che con la manovra si proroga il regime attuale, introdotto dal governo Letta, anche per il 2017 e 2018. E che le risorse, che dovranno andare a copertura di «opzione donna» e in parte dell’innalzamento della no tax area per i pensionati, saranno monitorate attentamente perchè «quello che non viene speso chiederemo che venga restituito al sistema pensionistico». Confermato l’arrivo del canone Rai nella bolletta del prossimo febbraio-marzo. Ci sarà la possibilità dimostrare che non c’è nella casa di residenza un apparecchio utile per ricevere il servizio pubblico. Un decreto attuativo predisporrà una dichiarazione in cui l’utente che non paga la quota destinata al canone dovrà giustificare perchè non ha pagato.

Laura Della Pasqua (Il Tempo)

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