Aveva 83 anni. Simbolo della Grande Inter, vinse 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Con l’Italia conquistò l’Europeo del 1968 e arrivò in finale ai Mondiali del 1970.
Il calcio italiano perde uno dei suoi volti più iconici. Sandro Mazzola è morto all’età di 83 anni (ne avrebbe compiuti 84 l’8 novembre). L’annuncio è arrivato poco dopo la mezzanotte ed è stato dato dall’Inter, la squadra alla quale ha legato praticamente tutta la sua carriera e una parte irripetibile della propria identità. “È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra“, ha scritto il club nel lungo messaggio di cordoglio dedicato alla sua leggenda.
Mazzola era nato a Torino l’8 novembre 1942, ma era cresciuto a Cassano d’Adda (MI), portando fin dall’infanzia un cognome destinato a pesare enormemente nella storia del calcio italiano. Era il figlio di Valentino Mazzola, capitano e simbolo del Grande Torino, scomparso nella tragedia di Superga del 4 maggio 1949. Sandro aveva meno di sette anni quando l’aereo del Grande Torino si schiantò sulla collina torinese. Quel dolore familiare avrebbe accompagnato tutta la sua vita, ma non gli avrebbe impedito di costruire una propria leggenda.
La sua storia nerazzurra cominciò prestissimo. A intercettarne le qualità fu Benito Lorenzi, il popolare ‘Veleno‘, storico attaccante dell’Inter e amico della famiglia Mazzola. Sandro entrò nel settore giovanile nerazzurro, dove ebbe anche Giuseppe Meazza come maestro. Proprio Meazza contribuì alla sua formazione tecnica, mentre l’Inter sarebbe diventata progressivamente la sua casa calcistica e umana.
Quel 9-1 contro la Juventus e l’inizio della leggenda
L’esordio in prima squadra arrivò in una delle partite più singolari della storia del calcio italiano. Il 10 giugno 1961, in seguito alla protesta del presidente Angelo Moratti, l’Inter schierò contro la Juventus una formazione composta in gran parte da giovani.
I bianconeri vinsero 9-1, ma quel risultato finì per diventare anche il giorno della nascita pubblica di Sandro Mazzola.
A soli 18 anni, infatti, Mazzola segnò su rigore l’unica rete dell’Inter. Anni dopo avrebbe ricordato proprio quella partita come il momento nel quale aveva capito di poter diventare un calciatore. “Il 10 giugno 1961, Juventus-Inter, quella della Primavera finita 9-1″, raccontò in un’intervista pubblicata dalla Gazzetta dello Sport nell’agosto 2026. “Avevo due interrogazioni di recupero, diritto e italiano: per mamma e il padrino Piero venivano prima. I compagni convinsero il prof a interrogarmi subito, poi corsi a Torino. Herrera mi considerava troppo gracile e l’Inter pensava di cedermi: nel primo tempo sbagliai tutto, nel secondo segnai il nostro gol”.
Da quel momento Helenio Herrera ne intuì il talento e ne accompagnò la trasformazione. Mazzola partì come attaccante, ma nel corso degli anni arretrò progressivamente il proprio raggio d’azione, diventando una mezzapunta e poi un centrocampista offensivo capace di unire velocità, tecnica, dribbling, visione di gioco e senso del gol. Fu uno dei volti principali della Grande Inter, la squadra che negli anni Sessanta avrebbe conquistato l’Italia e l’Europa sotto la guida del ‘Mago‘.
Con la maglia nerazzurra Mazzola rimase per 17 stagioni, dal 1960 al 1977, collezionando 570 presenze e 162 gol complessivi. Il suo palmarès comprende 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. A questi trofei si aggiungono due titoli di capocannoniere: quello della Serie A nel 1964-65, con 17 reti, e quello della Coppa dei Campioni nel 1963-64, con 7 gol. Nel 1971 arrivò inoltre secondo nella classifica del Pallone d’Oro, alle spalle dell’olandese Johan Cruijff.
Il momento più iconico arrivò nella finale di Coppa dei Campioni del 1964, al Prater di Vienna. L’Inter affrontò il Real Madrid e vinse 3-1: Mazzola firmò una doppietta, diventando uno dei protagonisti assoluti della prima Coppa dei Campioni conquistata dal club nerazzurro.
Era l’Inter di Sarti, Burgnich, Facchetti, Suarez, Corso e Mazzola. Una squadra diventata paradigma di un calcio italiano capace di imporsi anche sulla scena internazionale.
L’azzurro, Rivera e quella ‘staffetta’ diventata storia
La seconda grande dimensione della carriera di Sandro Mazzola fu la Nazionale.
Il debutto arrivò nel 1963 e il suo bilancio finale in azzurro sarebbe stato di 70 presenze e 22 gol.
Dopo la delusione del Mondiale inglese del 1966, Mazzola divenne uno degli uomini simbolo della ricostruzione della Nazionale guidata da Ferruccio Valcareggi. E proprio in azzurro nacque una delle contrapposizioni più celebri della storia del calcio italiano: quella con Gianni Rivera.
Inter e Milan, nerazzurro e rossonero, due campioni di generazioni e caratteristiche differenti “costretti” a convivere nella stessa Nazionale. Da quella situazione nacque la celebre ‘staffetta‘, destinata a diventare uno dei simboli del calcio italiano degli anni Sessanta e Settanta.
Mazzola fu protagonista della Nazionale che conquistò il Campionato europeo del 1968, il primo grande titolo internazionale dell’Italia dal dopoguerra. Due anni dopo arrivò il Mondiale messicano del 1970. L’Italia raggiunse la finale dopo aver eliminato la Germania Ovest nella leggendaria semifinale del 4-3, la partita passata alla storia come la ‘Partita del Secolo‘. In finale, però, gli azzurri furono battuti dal Brasile di Pelé.
La carriera in Nazionale di Sandro Mazzola si chiuse dopo il Mondiale del 1974. Quattro anni più tardi terminò anche quella da calciatore.
Diciassette anni, una sola maglia
Mazzola non vestì mai una maglia di club diversa da quella dell’Inter durante la sua carriera agonistica. Un rapporto totale, quasi irripetibile nel calcio moderno.
L’ultima parte della sua esperienza da giocatore arrivò nella stagione 1976-77, quando l’Inter raggiunse la finale di Coppa Italia contro il Milan. Fu l’ultima partita ufficiale della sua carriera.
Ma il legame con il club non finì con l’addio al campo. Sandro Mazzola, infatti, intraprese una seconda vita nel calcio come dirigente, ricoprendo diversi incarichi all’Inter e successivamente anche in altre società, tra cui Genoa e Torino. La FIGC ricorda proprio il suo percorso dirigenziale tra Inter, Genoa e Torino.
E nella sua esperienza da dirigente resta anche un episodio legato a uno dei più grandi acquisti della storia interista: Ronaldo. Nell’estate del 1997 il brasiliano arrivò a Milano per diventare il ‘Fenomeno‘ nerazzurro. Nel giorno del suo arrivo, Ronaldo pranzò con il presidente Massimo Moratti insieme a Sandro Mazzola e Luis Suárez, prima di essere presentato davanti alla folla di San Siro.
È un’immagine che racconta bene la continuità della storia nerazzurra: Mazzola, protagonista assoluto dell’Inter degli anni Sessanta, accanto al campione destinato a diventare il simbolo della nuova Inter di fine secolo.
L’Inter ha comunicato che il funerale di Sandro Mazzola si celebrerà lunedì 21 settembre, alle ore 14:45, presso la Basilica di Sant’Ambrogio.
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