La serranda abbassata e un cartello che annuncia la chiusura per rinnovo. Per i cittadini che abitano nei palazzi vicini, però, la vera notizia è un’altra: dopo mesi di rumori, disturbo della quiete e notti insonni, è finalmente tornata la tranquillità. Ma quanto durerà?
A volte bastano poche parole per raccontare meglio di qualsiasi relazione amministrativa quello che i cittadini sono costretti a sopportare. «Stanotte per la prima volta noi condomini siamo riusciti a dormire». È il messaggio che ho ricevuto questa mattina da un residente di via Padova, che mi ha comunicato la chiusura del New Shawarma, un locale che da tempo era al centro delle lamentele degli abitanti della zona.
Sulle tre saracinesche dell’esercizio commerciale è comparso un cartello, scritto in italiano e in arabo, che annuncia una «chiusura per rinnovo». Una spiegazione che, naturalmente, dovrà essere verificata. Quello che invece non ha bisogno di ulteriori conferme è il sollievo manifestato da chi, finalmente, ha potuto trascorrere una notte senza essere disturbato.
Per troppo tempo, infatti, i residenti hanno dovuto convivere con una situazione diventata insostenibile. Rumori nelle ore notturne, schiamazzi, persone che stazionavano nelle immediate vicinanze del locale e un continuo disturbo della quiete pubblica avevano trasformato quello che dovrebbe essere un normalissimo quartiere residenziale in un luogo nel quale persino il diritto al riposo sembrava essere diventato un privilegio.
Non stiamo parlando di qualche episodio occasionale o del normale movimento che può accompagnare un’attività commerciale. Il problema, come spesso accade in alcune zone di Milano, è la ripetitività dei disagi e la sensazione di impotenza che finisce per accompagnare chi li subisce quotidianamente.
Perché quando un cittadino arriva a considerare una notte di sonno come una conquista, significa che qualcosa nel rapporto tra amministrazione, territorio e tutela della convivenza civile non ha funzionato.
La libertà di esercitare un’attività economica è sacrosanta. Ma altrettanto sacrosanto è il diritto di chi vive nei palazzi circostanti a non essere costretto a subire rumori e comportamenti molesti fino a notte fonda. Nessuna attività commerciale può pretendere che le proprie esigenze prevalgano sistematicamente sui diritti di un intero condominio.
Da tempo sostengo che la sicurezza urbana non possa essere misurata soltanto attraverso il numero dei reati denunciati. Esiste anche una sicurezza quotidiana, fatta di tranquillità, rispetto delle regole e possibilità di vivere serenamente la propria casa. È quella sicurezza che spesso manca proprio nei quartieri dove i residenti si sentono progressivamente abbandonati.
La chiusura del New Shawarma, almeno per il momento, rappresenta dunque una buona notizia. Ma sarebbe sbagliato considerare la questione definitivamente risolta.
Non dispongo, al momento, di conferme sull’esistenza di un eventuale provvedimento amministrativo o di pubblica sicurezza che abbia determinato la sospensione dell’attività. So però che sulla situazione si erano concentrate attenzioni e pressioni affinché venissero finalmente rispettate le regole della convivenza civile.
E soprattutto ritengo che il messaggio debba essere chiaro: se il locale dovesse riaprire, non potrà tornare tutto come prima.
Chi gestisce un esercizio commerciale deve essere consapevole che la propria attività comporta responsabilità precise, anche rispetto a ciò che accade nelle immediate vicinanze. Naturalmente ciascuno risponde dei comportamenti che gli sono giuridicamente imputabili, ma questo non significa che i problemi segnalati dai residenti possano essere ignorati.
La vicenda pone anche una domanda politica alla quale Milano dovrebbe finalmente rispondere: perché i cittadini devono arrivare all’esasperazione prima di vedere qualche risultato?
Non è accettabile che interi condomini debbano organizzarsi, segnalare ripetutamente i problemi e sopportare mesi di disagi per ottenere qualcosa che dovrebbe essere garantito normalmente: poter dormire nella propria abitazione.
Via Padova, come via Celentano e molte altre strade milanesi, non può essere considerata una zona nella quale la tolleranza verso il degrado diventa la regola e il rispetto dei residenti un’eccezione.
In questa vicenda, almeno per ora, qualcosa sembra essere cambiato. E il risultato più importante non è una saracinesca abbassata, ma la tranquillità restituita a chi abita nei dintorni.
Il messaggio ricevuto questa mattina si concludeva con un ringraziamento e con gli auguri di buona domenica. È una soddisfazione sapere che l’attenzione dedicata ai problemi dei cittadini possa contribuire a migliorare concretamente la loro vita.
Ma non considero questa vicenda conclusa. Continuerò a seguire la situazione, verificando le ragioni della chiusura e soprattutto ciò che accadrà in caso di riapertura.
Perché una città normale non dovrebbe festeggiare quando un condominio riesce finalmente a dormire. Dovrebbe semplicemente garantire che possa farlo ogni notte.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.