Turismo, l’Italia dei record alla prova dei territori

Attualità EXPLORER - Cultura Turistica a 360°

Mazzi rivendica il ruolo di «superpotenza turistica» e propone un maggiore riconoscimento del settore. Ma tra presenze, promozione internazionale e intelligenza artificiale, la sfida è trasformare la crescita in servizi, lavoro qualificato e qualità della vita.

Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi

L’Italia può diventare sempre più forte nel turismo. La domanda è quale Paese vogliamo costruire intorno a questa crescita: uno capace di accogliere meglio, distribuire opportunità e conservare il proprio patrimonio, oppure uno soddisfatto di contare ogni anno qualche milione di pernottamenti in più.

È su questo terreno che vanno valutati gli annunci del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, intervenuto il 17 ottobre al Tempio di Venere, al Colosseo, per l’iniziativa dedicata al Manifesto per il futuro del settore. Un appuntamento che ha riportato al centro una questione legittima: il turismo deve avere un peso nelle politiche pubbliche proporzionato alla sua rilevanza economica e sociale.

Riconoscerne il valore, tuttavia, significa anche sottoporlo a una valutazione più esigente. Perché una politica turistica si misura nella capacità di affrontare i problemi che il successo stesso può produrre.

I numeri crescono. Che cosa ci raccontano?

Secondo i dati comunicati dal ministro, nei primi nove mesi del 2026 l’Italia ha registrato 523,7 milioni di presenze, il 4,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. A settembre l’incremento dichiarato è del 5%, con una crescita sia della componente italiana sia di quella straniera. Il Ministero indica inoltre per il 2025 un totale di 535,5 milioni di presenze e rivendica il sorpasso su Francia e Spagna. Sono risultati rilevanti, da leggere mantenendo chiara l’attribuzione alla fonte ministeriale.

Le presenze, però, misurano i pernottamenti: una persona che soggiorna sette notti genera sette presenze. Non coincidono con il numero dei visitatori e, da sole, non descrivono il rendimento economico e sociale di una destinazione.

Per valutare un primato internazionale occorre confrontare dati omogenei, con lo stesso perimetro ricettivo e gli stessi criteri di rilevazione. Per capire se quel primato faccia bene al Paese servono altre domande: quanto spendono i viaggiatori? Quanta parte della spesa rimane nelle economie locali? Come si distribuisce tra le stagioni e i territori? Quali costi devono sostenere le amministrazioni per garantire pulizia, trasporti, sicurezza e manutenzione?

Un aumento delle presenze può rafforzare un territorio. Può anche accentuarne gli squilibri, quando i servizi non crescono insieme alla domanda. Il dato nazionale è un punto di partenza; la qualità dello sviluppo emerge guardando dentro quel dato.

 

Un’industria che vive nei luoghi abitati

Mazzi chiede che il turismo venga riconosciuto stabilmente tra i grandi comparti economici. La richiesta ha una ragione precisa: dietro un viaggio lavorano strutture ricettive, ristoranti, guide, agenzie, trasportatori, imprese culturali, artigiani e produttori agroalimentari.

Questa filiera merita investimenti, formazione e una programmazione che superi la successione delle campagne promozionali. Presenta però una caratteristica decisiva: opera dentro luoghi che sono anche spazi di vita quotidiana.

Una città d’arte è contemporaneamente destinazione, luogo di lavoro e casa dei suoi abitanti. Un borgo deve poter accogliere visitatori conservando servizi e funzioni per chi vi risiede. La disponibilità di alloggi per i lavoratori, l’accessibilità dei trasporti e la tenuta del commercio di prossimità appartengono quindi pienamente alla politica turistica.

Considerare questi aspetti significa difendere la competitività nel tempo. Una destinazione che perde residenti, competenze e identità rischia di consumare proprio le risorse che la rendono desiderabile.

L’Europa: una richiesta fondata, da formulare con precisione

Il ministro ha denunciato l’assenza di una voce specifica per il turismo nei capitoli di spesa europei. Il tema esiste: nel quadro finanziario 2021-2027 manca una linea di bilancio autonoma dedicata alla politica turistica. Il settore può però accedere a diversi programmi e fondi dell’Unione, come ricorda lo stesso Parlamento europeo.

La distinzione conta. Un finanziamento distribuito tra strumenti differenti può risultare difficile da individuare e utilizzare, soprattutto per le piccole imprese e per i Comuni con strutture amministrative ridotte. La Commissione mette infatti a disposizione una guida specifica alle opportunità europee per il turismo.

La battaglia utile riguarda dunque il coordinamento delle risorse, la semplicità di accesso e la continuità degli investimenti. Ottenere maggiore visibilità istituzionale avrebbe un valore concreto se aiutasse un’impresa a innovare, un territorio a migliorare i collegamenti, un’amministrazione a realizzare un progetto sostenibile.

Il Manifesto annunciato dal Ministero potrà essere valutato su questo passaggio: dalla rappresentanza degli interessi alla definizione di impegni verificabili, con responsabilità, tempi e strumenti.

Turismo in Costituzione: prima va chiarito l’obiettivo

Nel materiale relativo all’intervento, Mazzi prospetta anche l’inserimento del turismo accanto alla cultura nel testo costituzionale. Una proposta dal forte valore simbolico, che richiede però una discussione sul risultato giuridico e politico che si intende ottenere.

L’assenza del riferimento esplicito al turismo nell’attuale articolo 117 non equivale a un vuoto di competenze. La materia ricade nella competenza legislativa residuale delle Regioni, intrecciandosi con ambiti nei quali interviene lo Stato, dalla concorrenza alla tutela dei beni culturali e dell’ambiente.

Il problema operativo è come far funzionare questo intreccio. Promozione nazionale, strategie regionali, mobilità e gestione locale devono concorrere a obiettivi compatibili. Una modifica costituzionale andrebbe giudicata per la sua capacità di migliorare tale assetto. Nel frattempo, il coordinamento tra le istituzioni resta una responsabilità già esercitabile.

Alberto Angela e l’intelligenza artificiale: una buona idea, con una prova concreta

Tra gli annunci illustrati figura il progetto di diffusione internazionale dei programmi di Alberto Angela, tradotti attraverso l’intelligenza artificiale e proposti gratuitamente alle televisioni estere.

L’intuizione è interessante. La divulgazione culturale può costruire una relazione con il pubblico più profonda di uno spot: racconta il significato dei luoghi, suscita curiosità, prepara il viaggio. Rendere accessibili questi contenuti in molte lingue può ampliare la conoscenza dell’Italia.

Il progetto richiederà però accuratezza nelle traduzioni, supervisione editoriale e chiarezza sui costi, sui diritti e sui risultati attesi. La gratuità per le emittenti destinatarie va accompagnata da una valutazione dell’investimento complessivo e della sua efficacia.

C’è poi una scelta strategica: usare questa capacità di racconto per allargare la geografia del desiderio. Roma e il Colosseo hanno una forza di attrazione straordinaria. La promozione potrebbe mettere quella forza al servizio anche dei musei meno conosciuti, dei paesaggi culturali, dell’archeologia diffusa e delle città che hanno spazio e servizi per accogliere nuovi flussi.

La tecnologia offre uno strumento. La politica deve indicare dove vuole condurre l’attenzione che quello strumento genera.

Cammini e borghi: il viaggio deve funzionare sul territorio

Il richiamo del ministro ai cammini, al turismo religioso e alle radici apre una prospettiva particolarmente importante per le aree interne.

Un percorso può creare occasioni per piccole strutture ricettive, guide, ristoratori e produttori locali. Il suo valore dipende però dalla continuità dell’esperienza: segnaletica affidabile, manutenzione, punti d’acqua, informazioni aggiornate, assistenza e collegamenti con le stazioni.

Chi arriva senza automobile deve poter raggiungere la partenza e rientrare dalla tappa finale. Chi prenota deve trovare indicazioni attendibili su aperture e servizi. Chi attraversa un territorio deve poterlo fare in sicurezza.

Per regioni come l’Umbria, la sfida consiste nel collegare patrimonio spirituale, paesaggio e ospitalità attraverso un’organizzazione stabile. La promozione di un itinerario crea una promessa: il territorio deve essere messo nelle condizioni di mantenerla.

Accoglienza e lavoro sono la stessa questione

Mazzi insiste giustamente sull’importanza dell’ospitalità e sul ruolo del visitatore come ambasciatore dell’Italia. Il passaparola nasce dall’esperienza concreta: una prenotazione gestita bene, una visita competente, un problema risolto con disponibilità.

Questa qualità dipende dalle persone che lavorano. Perciò il dibattito sull’accoglienza deve comprendere retribuzioni, formazione, organizzazione dei turni, possibilità di crescita e disponibilità di alloggi nelle destinazioni più costose.

Chiedere professionalità comporta creare le condizioni per esercitarla. Se il turismo vuole essere riconosciuto come un grande settore produttivo, deve offrire prospettive professionali all’altezza di quell’ambizione.

Una strategia nazionale deve saper ascoltare anche il dissenso

Nel suo intervento il ministro ha contrapposto gli operatori che lavorano a un’Italia che alimenterebbe il caos nelle piazze. La condanna delle aggressioni e delle violenze è doverosa. La distinzione tra violenza e manifestazione del dissenso deve però rimanere netta.

Una politica turistica condivisa ha bisogno anche dell’ascolto delle criticità sollevate da lavoratori e residenti. Le osservazioni su abitazioni, affollamento, servizi e condizioni di impiego possono offrire informazioni essenziali per correggere le scelte.

Il confronto pubblico diventa produttivo quando permette di individuare problemi e soluzioni. Una contrapposizione generale tra chi lavora e chi protesta rischia invece di impoverirlo.

La forza di un Paese si vede da come gestisce il successo

L’ambizione espressa da Mazzi merita di essere presa sul serio. Proprio per questo va accompagnata da criteri di valutazione più ampi dei record annuali.

La crescita dovrebbe produrre imprese più solide, professioni attrattive, patrimonio meglio conservato e opportunità distribuite tra territori e stagioni. Dovrebbe rendere il viaggio più accessibile e migliorare la capacità dei luoghi di accogliere senza perdere equilibrio.

Il prossimo traguardo del turismo italiano è dimostrare che l’aumento delle presenze migliora anche la qualità dello sviluppo. È su questo risultato che gli annunci del Colosseo dovranno misurarsi. Ed è da qui che un Manifesto per il futuro può cominciare a diventare una politica.

 

Paola Idilla Carella

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.