L’intervento congiunto di Polizia e Carabinieri effettuato venerdì in via Celentano ha prodotto qualche risultato. L’intensità del fenomeno è calata, almeno temporaneamente, ma non abbastanza da restituire ai residenti una notte di sonno. Sabato sera la strada è tornata rapidamente a essere occupata e il quartiere ha assistito all’ennesima notte di degrado.
Meno persone rispetto alle serate peggiori, forse meno arroganza, ma il copione è rimasto sostanzialmente lo stesso. Gruppi in strada, rumori fino a notte fonda, automobili parcheggiate in divieto di sosta e passi carrai nuovamente ostruiti. Alcuni residenti, rientrando a casa, sono stati costretti ad aspettare a lungo prima di poter accedere alle proprie abitazioni.
Tra le vetture parcheggiate sono comparsi anche veri e propri “nidi d’amore”, con coppie appartate che hanno utilizzato la strada e gli spazi tra le automobili come se fossero luoghi privati. Un’altra manifestazione della convinzione, ormai radicata in chi frequenta la zona durante la notte, che in via Celentano tutto sia consentito.
L’intervento di venerdì dimostra due cose. La prima è che una presenza visibile delle forze dell’ordine riesce effettivamente a ridurre il problema. La seconda, ancora più importante, è che un controllo occasionale non basta. Appena Polizia e Carabinieri si allontanano, la situazione ricomincia gradualmente a deteriorarsi.
Non si può definire risolto un problema soltanto perché, per una notte, il numero degli avventori diminuisce. Se i residenti continuano a essere svegliati, se le automobili impediscono loro di entrare in casa e se marciapiedi e carreggiata restano occupati, il quartiere continua a essere ostaggio della stessa situazione, anche se in forma leggermente attenuata.
Da mesi via Celentano e via Madre Picco vivono in una condizione che non può più essere considerata una semplice questione di malamovida. Ci sono state intimidazioni, episodi di violenza, comportamenti pericolosi alla guida, occupazioni sistematiche degli spazi pubblici e la chiusura di un’attività storica, New Carisma, il cui titolare ha denunciato le conseguenze del degrado sulla propria clientela e sul proprio lavoro.
Il Bar Celentano continua a rappresentare, secondo residenti e commercianti, il punto attorno al quale si concentra il fenomeno. Ogni volta che viene effettuato un controllo la situazione migliora; ogni volta che il controllo termina, il caos riprende. È una dinamica ormai troppo evidente per continuare a essere ignorata.
A questo punto le soluzioni realistiche sono soltanto due: la chiusura del locale, naturalmente qualora ne ricorrano i presupposti di legge, oppure un presidio fisso delle forze dell’ordine durante le ore notturne. Tutto il resto si è già dimostrato insufficiente: telecamere, verifiche saltuarie, pattugliamenti occasionali e interventi che producono una tregua destinata a durare poche ore.
I residenti non possono essere condannati ad aspettare ogni fine settimana per scoprire quale livello raggiungerà il caos sotto le loro finestre. L’intervento di venerdì è stato utile, ma sabato notte ha dimostrato che non era risolutivo.
Via Celentano non chiede più segnali. Chiede una soluzione. O il Bar Celentano smette definitivamente di generare questo problema, oppure lo Stato deve restare sul posto finché il quartiere non sarà tornato davvero nelle mani di chi lo abita.

Giornalista pubblicista, opera da molti anni nel settore della compliance aziendale, del marketing e della comunicazione.