Certificati facili per bloccare i rimpatri: sotto inchiesta la rete dei medici. Ma la difesa parla di “dibattito pubblico”

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La Procura di Ravenna ipotizza un’associazione a delinquere per evitare l’ingresso dei migranti nei CPR. Gli infettivologi si giustificano tirando in ballo l’OMS, mentre i movimenti No CPR preparano la piazza.

Un presunto sistema di cavilli medici e documenti in serie per inceppare la macchina delle espulsioni e dei rimpatri dei migranti irregolari. È questo il quadro su cui la Procura di Ravenna ha acceso i riflettori, ipotizzando il reato di associazione a delinquere nei confronti di diversi sanitari. Tra gli indagati figura Nicola Cocco, infettivologo e membro della Società italiana di medicina delle migrazioni, accusato di far parte di un network finalizzato al rilascio di attestati di inidoneità “su misura” per evitare il trattenimento nei Centri per il Rimpatrio.

La linea difensiva: la narrativa dei “luoghi che fanno ammalare”

Di fronte alle contestazioni dei magistrati, gli specialisti coinvolti cercano di derubricare la vicenda a una semplice battaglia d’opinione. Secondo la tesi di Cocco, non vi sarebbe alcuna struttura clandestina, bensì una campagna ideologica condotta “alla luce del sole” attraverso convegni e pubblicazioni. Per giustificare i certificati rilasciati, la difesa fa ricorso alle consuete argomentazioni dell’impianto teorico della sinistra, citando la letteratura internazionale e l’OMS per sostenere che i CPR sarebbero “strutture patogene” a prescindere. Una posizione che, di fatto, punta a trasformare qualsiasi valutazione medica individualizzata in un rifiuto politico e sistematico della detenzione amministrativa.

Il modulo precompilato: la gaffe che svela il sistema

A incrinare la narrazione della “battaglia etica e scientifica” ci sarebbe però un dettaglio materiale emerso dalle indagini: un modulo prestampato per attestare la non idoneità, fatto circolare tra i medici e finito per errore tra gli atti inviati alla Questura insieme a un certificato. Un errore di distrazione che parrebbe confermare l’esistenza di uno schema seriale ben orchestrato per bypassare le procedure di legge.

La sponda politica e i cortei di piazza

L’inchiesta giudiziaria si intreccia inevitabilmente con la mobilitazione della galassia antagonista e della sinistra No CPR. Il tentativo di ostacolare l’azione dello Stato sui rimpatri trova infatti immediata sponda nelle piazze: per sabato 21 settembre i movimenti anti-CPR hanno già chiamato a raccolta i propri sostenitori con una manifestazione in Piazza San Babila a Milano, a dimostrazione di come la contesa legale sia solo una delle tessere di una più ampia strategia politica.

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