Milano | Porta Venezia – L’eterna incuria di piazza Oberdan

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Mentre proseguono i grandi cantieri per il futuro Museo Nazionale dell’Arte Digitale, basta guardarsi intorno per notare il disinteresse con cui viene gestito il verde pubblico nel cuore di Porta Venezia.

Sembra impossibile che in una città come Milano la manutenzione del verde pubblico continui a soffrire di una così

ex Albergo Diurno Venezia

cronica e diffusa disattenzione, persino in alcuni dei punti più frequentati e strategici della città.

Parliamo ad esempio di piazza Guglielmo Oberdan, uno dei luoghi simbolo del quartiere di Porta Venezia. Da un lato, la piazza vive una fase di profonda trasformazione positiva: sono infatti in pieno svolgimento i complessi lavori di riqualificazione dei caselli neoclassici e dell’ex Albergo Diurno Venezia.

. Questo straordinario gioiello sotterraneo in stile Déco, progettato da Piero Portaluppi e inaugurato nel 1926, si prepara a rinascere come sede principale del MNAD (Museo Nazionale dell’Arte Digitale), la prima istituzione statale italiana interamente dedicata alle nuove espressioni artistiche tecnologiche.

Tra grande architettura e degrado quotidiano

Tuttavia, basta spostare lo sguardo sul lato opposto della piazza — lontano dalle impalcature e dai cartelli di cantiere — per ritrovare una realtà desolante. Le aiuole realizzate circa dieci anni fa versano da mesi in uno stato di completo e palese abbandono.

A catturare l’attenzione è soprattutto la grande aiuola centrale, che restituisce un’immagine decisamente poco decorosa per la città:

  • Soluzioni improvvisate: Un telo di erba sintetica è stato steso in modo approssimativo sul terreno per nascondere la terra arida e gli arbusti ormai secchi da anni.

  • Verde soffocato: Dei tre piccoli alberi piantumati nell’area, due sono ormai privi di vita e uno solo sembra sopravvivere a fatica.

  • Mancanza di cura: Un senso generale di incuria che stride con l’eleganza circostante.

Serve lo stesso impegno per l’ordinario

Rimane difficile comprendere come un passaggio così rappresentativo — porta d’accesso a corso Venezia e luogo attraversato ogni giorno da centinaia di residenti, lavoratori e turisti — possa essere lasciato in queste condizioni.

Se da una parte è doveroso investire risorse ed energie per recuperare la memoria e l’architettura storica di Milano, dall’altra sarebbe auspicabile che la gestione ordinaria dello spazio pubblico e del verde urbano ricevesse la medesima cura. Senza un’attenzione costante ai dettagli quotidiani, anche i progetti più ambiziosi rischiano di figurare come semplici cattedrali nel deserto.

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