Saltellano Streghe, Sorelle, Africane, Ladies, Masanielle, Oche, Generalesse, Mariesole, Bellone non pervenute ed il Porcel del Cinghiatellum

Economia e Politica RomaPost

Saltella e balletta, su e giù comare Lamorgese. La conclusione dell’esempio standard amministrativo italiano, donna meridionale, è l’esaltazione del topos dell’incompetenza masaniella. Forse, il 9 o il 10 ottobre si sapranno i nomi certi di tutti gli eletti del voto del 25 settembre. Due settimane dopo, e solo grazie all’esperto leghista Calderoli, l’uomo del Porcellum, che ha continuato a correggere, ed a ragione, il flipper elettorale di Interni, Corti di Appello e cassazionisti. A furor di popolo il leghista sardonico meriterebbe gli Interni, a furor di popolo con tanto di maglietta antimaometto.

Saltella e balletta, su e giù. Su, la giovane molisana leader dei giovani dem Cerroni sembrava eletta; giù invece, scompare per la Sorella Lancellotta. Di consolazione l’elezione della giovanissima telecomandata Scarpa. Fuori la democalabra Bossio per il 5stelle Tucci. Per gli effetti pelvici da flipper di una legge elettorale anarchico compulsiva, scatta in Abruzzo il renziano Sottanelli, giù la demo Di Padova; in Toscana l’esatto contrario, a parte che perde sempre la donna (la renziana Annibali di Italia Viva a favore del dem Simiani). Battuta in Campania dai 5stelle la dem Valente, quella della commissione femminicidio perde la preside dem Gianfagna sotto Lotito. Deputate e senatrici, 186 su 600, diminuiscono nel complesso dal 35% del 2018 al 31% del 2022, in un’inversione di tendenza ventennale che finora aveva sempre visto crescere la pattuglia femminile (XIV legislatura 10%, XV 16%, XVI 20%, XVII 30% XVIII 35%). Anche le votanti sono diminuite, 62,2% di donne vs il 66% di uomini con affluenza maschile maggiore in 9 comuni su 10. Gli uomini sono andati a votare in massa il centrodestra guidato da una leader; le donne si sono astenute di più ma quando hanno votato hanno premiato i Fratelli (27%). La sinistra (21% voto rosa al Pd) schiera solo un terzo femminile dei suoi parlamentari, 36 donne su 119 complessivi, di cui solo la Malavasi e la de Rando hanno vinto gli uninominali. 5 Stelle ed il Quarto Polo detengono la migliore rappresentanza delle elettrici.

Saltella e balletta, su e giù, Le donne vincono solo se non sono democratiche, e neanche sempre. A Ravenna la vicesegretaria Pd Bakkali ha perso, cianchettata dalla quartopolista Francesconi, contro la Sorella d’Italia Buonguerrieri. A Modena vince una donna ma è meloniana, la Dondi contro il sindacalista dei braccianti Soumahoro cianchettato dalla renzcalendiana Cicolani. La forzista Rossello batte il sovraesposto Librandi azzoppato dal 4polista Ascioti. La Cavo conquista il seggio di Genova Ponente sulla dem Piccardo, cui mancano i voti presi dal renziano Avvenente. Anche a Forlì, Prato e Livorno vincono donne e forziste, Saccani, Mazzetti e Tenerini e cadono idem. Con gran rumore, azzoppato dal calendiano Cosimi, schianta l’uscente foruncoloso labronico già montiano Romano e con lui, simul cadit Marcucci, battuto dal leghista Manfredi Potenti.

Le donne vincono, forse per qualcuno non quelle giuste. La bionda Sorella Mennuni provita (eletta anche l’analoga romana Ruiu) asfalta Bonino e Calenda, la Santanchè doppia Cottarelli a Cremona, tra le leghiste la magistrata Matone e la Bongiorno battono rispettivamente Foschi di centrosinistra e l’ex rifondarolo Catarci. La senatrice Biancofiore di Noi moderati e la Sorella Montaruli passano rispettivamente sulla 4polista Conzatti in Trentino e sul dem Lepri. Vincono le pentastellate a Palermo ed in Calabria Bevilacqua, Orrico e Fontana. La 5stelle Appendino fuori tempo massimo vede contestare la sua elezione dalla magistratura. Invece il romano radicale Magi vince l’uninominale a Mirafiori contro la Sorella Chiorino ed il diplomatico affratellato Terzi di Sant’Agata a Bergamo batte la Gelmini, il 5stelle Costa umilia la Carfagna fermata a Fuorigrotta sul 6.7% delle preferenze, peggio di Di Maio mentre la forzista bionda bella insegnante napoletana Spena è battuta da Ciani della comunità di S. Egidio a Roma e non eletta.

Saltella su. Niente paura per le altre, tutte nell’ottima compagnia quartopolista. Gelmini, Versace, Grippo, Paita sono senatrici con Calenda, Renzi, e Scalfarotto (battuto dal dem Misiani). Garfagna, Bonetti, Boschi sono deputate con Richetti, Giachetti, Faraone, Rosato, l’autore della bella legge elettorale che avrebbe dovuto chiamarsi Cinghiatellum. Il bel gruppo 4polista, specializzato in cadute di governi, nasce invelenito dall’evidente minoranza del suo leader con 21 deputati (7 calendiani, 14 renziani) e nove senatori (2 calendiani e 7 renziani). Le vipere per dribblare una maggioranza saldissima proveranno ad entrarci per tornare al governo. Poi la tattica della poltrona rossocardinalizia potrebbe più di qualunque piano strategico.

Per salvare la Piccolotti, moglie di Fratoianni, viene cambiato il decreto ministeriale che dava alla circoscrizione di Lecce 5 seggi. Le viene assegnato, come verdesinistra, un sesto posto sovrannumerario (che va al capolista Bonelli già eletto all’uninominale); lo perde a Bari Soumahoro, eletto comunque in Lombardia. Quando si dice essere la donna, e moglie, giusta. Liscia invece l’elezione di Lady Franceschini per la quale il marito, ministro e potente capocorrente ha cambiato collegio e città. Con lei le vittorie mutilate delle stupefatte Madia, che si trascina dietro a Viterbo l’elezione insperata, con tanto di seggio in più, del segretario Casu, della D’Elia, di cui le democratiche ora contestano la guida femminista interna e poi degli strascicati Zingaretti, Orfini, Astorre e Mancini, all’incontrario coniuge della ex deputata femminista Giuliani. Solo due dem romani vincono le uninominali, malgrado che nell’astensionismo al 37% della Capitale il Pd migliori il risultato del 7% rispetto all’elezione del sindaco Gualtieri, sempre più zoppo.

Balletta giù. L’elezione della morganatica affascinante Fascina o della bella Sorella psicologa Bellucci, battuta all’uninominale dal dem Morassut, lasciano malinconia per l’assenza di Simone Baldelli, tra i pochi della passata compagine parlamentare forzista dotato di Iq. Avrebbe potuto starci tranquillamente tra i 54 parlamentari romani, 36 deputati e 18 senatori, promossi in 14 collegi uninominali ed in 32 listini proporzionali. Però nel deserto forzista solo Tajani ed il danaroso postsocialista ranchero Battilocchio (che ha il merito di sbattere fuori la seducente Prestipino) vincono gli uninominali( come Cesa per Noi moderati); recuperati il coordinatore Barelli, la Marrocco, i soliti senatori Fazzone Gasparri. Poi 2 verdisinistri, 4 quartopolisti e praticamente il 10% delle Camere è romano, coniugato per il Fratello mattatore Rampelli, la futura leader Colosimo, il cognato Lollobrigida, il Mollicone della cultura, una selva di uninominali vincenti sindaci burini, che spesso hanno doppiato gli avversari, l’organigramma di partito dal leader giovani al segretario cittadino, l’ex democristiano Ciocchetti, e poi Sbardella Augello, De Priamo ed ovviamente la generalessa Meloni eletta ad un ’uninominale ed in 6 listini proporzionali.

Le martiri da fratello verdesinistra Cucchi, voce degli ultimi, passa senatrice a Firenze sulla Picchi, quella forzista da parte di padre Dalla Chiesa batte il sindaco AbbaticchioI grandi mutilati di voto, però, i grandi martiri sono quelli dell’antifascismo. Romano, il martire Fiano e la Cirinnà, custode di cucce ed unioni civili, hanno urlato a pieni polmoni il più veemente antifascismo ed hanno tutti perso; i secondi due in particolare per le emblematiche Rauti in quella Sesto San Giovanni che fu Stalingrado italiana e Mieli, già portavoce della Comunità ebraica capitolina, vincente a Fiumicino, città del sindaco marito della pasionaria Lgbtq.

Balletta giù. Conseguentemente poi il Pd si è accorto addirittura di considerare anacronistico l’antifascismo. Toh, le comiche finali. Bisogna capire la giovane bella biondina, Cuppi, sindaca di un altro posto emblematico come Marzabotto, che sul martirio passato aveva puntato tutto fin dai tempi di Zingaretti, che l’aveva elevata, da vendoliana, alle vette della presidenza Pd. La mano maschilista poi si era dimenticata di lei, forse perché non pervenuta, posizionandola in fondo alle candidate in una sicura sconfitta. Altrettanto sufficienza le è stata gettata in faccia, per voce di Morassut e Bettini, rimbrottandola per la malagestione della scaletta del dibattito, incarico nel quale sembrerebbe confinato il potere della sua presidenza. Ora la presidentessa, con sfregio e beffa d’essere quasi zittita, si accorge di maschilismi e correnti, aggregandosi alla Conti, alla Rotta, alla ex presidente di Legambiente Muroni, ed alle belle Prestipino e Marani. Non si lamentano però, in quanto le elette già nominate e l’umbra Ascani, la Boldrini la De Micheli, la Bonafè, la Quartapelle, la Serracchiani, la Schlein, la Bakkali, la Lorenzin, la Malpezzi, La Marcae le sindacaliste Camusso e Furlan. Tace la Moretti, forse in vacanza in Brasile. C’è un tempo in cui le oche danno l’allarme in Campidoglio e magari a Milano bruciano in effige la foto della Meloni. E c’è un tempo in cui tacciono, becco sott’ala.

Saltella su. Si illumina d’immenso il voto però per la defenestrazione della postradicale egiziana Bonino. Questa volta la strega cattiva rauca ed incanutita va via senza una scorciatoia, una passamaneria, uno stratagemma, una porticina, un ascensore nascosto, un cavalier scortese, una scaletta di retroguardia, un aiutino dei nemici un tempo tanto vessati per farla sfangare nell’emiciclo senza voti e consensi, esistiti forse un ventennio fa, nemmeno originali propri, ma attribuitile e regatatele in iconica rappresentazione, per amor di parte, da terzi fratelli maggiori. Non potrà più far tremare con il dito adunco le vedove, le lavoratrici, le mogli, le figlie, non potrà più con glaciale indifferenza indicare loro la paritaria miniera, ingarbugliandone la vita con speciosi diritti e allontanando in un tempo infinito il riposo pensionistico.

Non un consigliere al voto abruzzese 2019 (2,36%), emiliano 2020 (1,53%), veneto (0,69%), ligure, marchigiane e pugliesi; nessun europarlamentare con il 3,11%. Mal gliene incolse a chi incontrò sulla sua strada, da Pizzarotti a Ferrandelli a Pasquino, Lorenzoni, Mangialardi e Fusacchia, da Italia in Comune al Partito Democratico Europeo, dai coraggiosi, ai Civici e Innovatori, dall’Area Progressista ad Ali ed il Team Kaltoatesino, dai repubblicani, socialisti, liberali che l’ascoltarono. Solo l’inossidabile 80enneTabacci(che batte la forzista Mandelli) è rimasto incolume dall’abbraccio. E qui gli augelli fan festa per i 52 anni di politica politicata di Tabacci che dal Marcora’70è ancora con noi e sempre democristiano, presidente e lombardo pur essendo passato da condannato di Mani pulite in Udr, Udc, Rosa bianca, Rosa per l’Italia, Unione di centro, Alleanza per l’Italia, Centro democratico, Bene comune, Scelta europea, Italiani in Europa, Impegno civico, da Pisapia a Bersani a Draghi L‘Emma a seminar danno lascia dietro di sé una scia non troppo significativa, il signorile traditore Della Vedova, vincitore su Tremonti e l’affamato Magi. Basti ricordare l’ira funesta scomunicante della Emma alla nomina ministeriale del primo. La scomparsa della strega è un segno chiaro del popolo elettore che ha punito e premiato le donne al massimo grado, quando ha potuto, solo e soltanto sul piano del merito. Dovrà sopportare il mantra Mariasole, di una donna propagandata sempre bella, brava, buona, competente e meritoria anche quando è assolutamente fuoriposto, insorgente sul corpo femminile mentre scopre le cosce; oppure è solo moglie, compagna, figlia, sorella, amante, martire familista senza neanche volerlo riconoscere. Specchio di come d’altronde è la società, con la peggiore componente femminile da generazioni, proprio quando una donna dà dimostrazione di eccellenza, rappresentanza e cognizione di causa.

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