Ora tocca agli zombie d’Aula

Politica RomaPost

Impalliditi dalla paura di perdere e ricorrendo a tutte le evocazioni ed invocazioni di antifascismo, in una sorta di ritorno ai cavalli dei cosacchi che si abbeverano a San Pietro, anzi nella fontana del Tritone, quelli del Pd ora trionfano. La Lega non ha vinto, anzi ha sbagliato tutto. I leghisti, però, due punti sopra il 30% e parecchi di più contando i voti per l’aspirante governatrice, sono il primo partito dell’EmiliaRomagna, superando di gran lunga i Fratelli, che venivano dati in spolvero superiore e annichilendo Forza Italia. La quale FI si rifà in Calabria piazzando una donna, l’ennesima, a governatore e superando sia pure  di un punto i leghisti.

Il contendere delle regioni rosse rischia però di non evidenziare il crollo del partito di Travaglio e del neotrilateralismo italiano. Che Di Maio si fosse dimesso prima o dopo,  non sarebbe cambiato il risultato per il M5s ridotto tra il 5 ed il 7%. Solo un anno fa un fenomeno come le sardine, sorte per fermare la Lega di Salvini, sarebbe stato una costola dei pentastellati. Le conseguenze di questa scomparsa sono diverse.

La prima è l’esigenza della sopravvivenza del  partito di Casaleggio. Il Parlamento è in mano ad un partito di maggioranza relativa che non esiste nel paese ma che è indispensabile al Pd. E’ servito a tenere in piedi il governatorato di Zingaretti, da sempre senza maggioranza nel Lazio.  Il M5s è stato la leva per nominare il commissario europeo in quota Pd, lo sarà per le nomine delle imprese pubbliche vicine al Pd e dovrebbe esserlo per l’elezione dell’uomo o donna del Quirinale. Praticamente due anni di bombole a ossigeno garantite al comatoso grillismo.

La seconda è che quel terzo di arrabbiati, vaffanculisti, mediorientali, vittime di una società bloccata, corporativa e dei diritti invocati con tanto di campagne speculanti, troverà altre vie di fuga alla propria rabbia, mentre le normative aumentano burocrazie e procedure per alimentarne l’odio. Il Pd starà attento a usarli di nuovo come ha fatto per vent’anni contro Berlusconi, dopo aver sperimentato che il fuoco aizzato gli si può ritorcere contro. Potrebbero trovare supporto o appoggio da parte di un pezzo della Lega, ma anche dagli ambienti giustizialisti alla Davigo, ora che la grande forza manettara volge al declino. Non a caso i magistrati governatori  sindaci hanno propri percorsi politici da bendati sull’orlo del burrone.

La terza è che il popolo degli eletti pentastellati, secondo le proprie tradizioni povere e familistiche guarderanno al proprio futuro personale. Una volta assodato che Grillo e Casaleggio non ne tuteleranno gli interessi, si spaccheranno in dieci, venti, trenta gruppuscoli anarcoidi alla ricerca di concorsi, nomine, appannaggi, tabaccherie, dirigenze d’accatto. Già ne gira con occhi cerchiati una trentina. Il Pd che già tiene a libro paga tanta parte dell’ex mondo comunista, mentre ha abbandonato tanta altra parte del suo mondo stesso, non è portato a preoccuparsi degli altri a parte Casini.

Mentre le aziende italiane abbandonano il paese questi più di 330 allo sbando potrebbero diventare strumento in mano a russi, cinesi o Facebook; un rischio enorme che probabilmente verrà tollerato fintantoché verrà preservato l‘obiettivo Quirinale. Questi zombie in parte si immoleranno per Travaglio che potrebbe anche lanciarsi nella mischia per fare la fine di Ingroia; in parte seguiranno chissà quali chimere impazzite o furbe, alla Grasso e Renzi che le condurranno ciuchini nel paese dei balocchi. Finché la bolla impazzita costringerà a salvare il salvabile e andare al voto prima del ’22. Con questi zombie in giro il bipolarismo sarà tra loro e gli umani.

Andare al voto dunque? Salutare per sempre Grillo, ma anche Renzi, Grasso, i radicali liberi e no? E far votare dunque  il Quirinale ad un parlamento più di destra che di centrodestra?

Il Pd dirà no, meglio gli zombie del partito cinese.

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Giuseppe Mele 

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