Comunque, dopo l’uscita di Renzi il disegno velleitario del PD è fallito

Politica

Il tappo è volato, la bottiglia piena di livore, di rancore, di invidie, di liti nascoste e palesi ha detto basta. E Renzi ha rovesciato la sua vendetta con uno scisma le cui ragioni vengono da lontano, da quando la Ditta l’ha messo all’angolo, colpevolizzato, reso inerme a guardare lo sbiadito Zingaretti contraddirsi vistosamente, subire la sua strategia nella formazione del nuovo governo, raccattare illusioni nel nome del bene del Paese. Un terremoto a sinistra, la rabbia di Conte, dopo tanto miele, paura diffusa per quel flautista magico che non si sa quando e come vorrà iniziare la sua musica. Ma Renzi è là, di nuovo protagonista, re a Porta Porta, lo spirito di chi non è più “un intruso” e brilla di luce propria con la disinvoltura di chi sa giocare con astuzia. Di Maio, schiacciato come un grillo petulante, sorride ormai solo alla morosa, Sala brontola per il fallimento di uno schema prefigurato, Zingaretti conta i parlamentari rimasti e in cuor suo prega e crede nella lealtà di Renzi. Il potere ha vinto con uno sberleffo, dopo tanti rospi ingoiati. “Un nuovo partito, per ora parlamentare ma un domani anche elettorale, si affaccia quindi sulla scena politica attraverso una «scissione non ostile», come spiegano gli stessi renziani. Cosa significhi quel «non ostile» è un mistero, visto che indebolisce il Pd di Zingaretti da tutti i punti di vista. Renzi, insomma, toglie il disturbo, si mette in proprio, accede al cospicuo finanziamento pubblico concesso ai gruppi parlamentari, avrà sue delegazioni ai tavoli di qualsiasi trattativa e, cosa importante, una quota certa delle quattrocento nomine, senza dovere più passare da Zingaretti, che il governo sarà chiamato a fare nei prossimi mesi.” (Alessandro Sallusti)  E Silvio Berlusconi “Questo governo non è più il governo delle tre sinistre ma delle quattro sinistre”  Da sinistra Gianfranco Pasquino “La fuoriuscita di Renzi dal Pd dice molte cose, nient’affatto nuove, sul suo modo di intendere la politica e di farla. Soprattutto dice una cosa grande sul Pd. Il disegno politico, quello organizzativo è stato del tutto velleitario, è fallito. Il Pd è, come ha argomentato lucidamente e vigorosamente Antonio Floridia, un partito sbagliato (Castelvecchio 2019). Non basterà ricominciare da capo. Bisognerà, lo scrivo anche per Cuperlo, come ammonizione e augurio, ripensare tutto.”

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