Milano artemusica festival: 5 Agosto- Il violoncello napoletano

Cultura e spettacolo

Lunedì 5 agosto ore 20.30 Chiesa di San Bernardino alle Monache – Via Lanzone 13  Il violoncello napoletano Musiche di Lanzetti, Geminiani, Scarlatti,  Catherine Jones, violoncello Enrico Baiano, clavicembalo

Con Il violoncello napoletano Catherine Jones (violoncello) ed Enrico Baiano (clavicembalo) porteranno il pubblico di Milano Arte Musica a rivivere la magia di una delle scuole di maggior importanza per la musica europea in epoca barocca, attraverso l’esecuzione di musiche di Francesco Paolo Supriani, Francesco Geminiani, Pierdomenico Paradisi, Mattia Vento, Salvatore Lanzetti e Alessandro Scarlatti. La civiltà musicale napoletana si era distinta fin dalla fine del Cinquecento per l’appassionato sperimentalismo; l’equilibrio dei Modi tradizionali, del contrappunto classico e delle consuete sequenze armoniche veniva messo in crisi dalla ricerca di una nuova espressività e di un nuovo mondo sonoro. Questa ricerca riguardava l’aspetto stru­mentale, che sorprende per la sua scrittura eterodossa e bizzarra; nella produzione per organo e clavicembalo la scuola napoletana si pone, già dalla fine del XVI secolo, in curioso parallelo con quella elisabettiana per l’eccelso magistero strumentale, per l’uso spregiudicato della tecnica tastieristica. A una prima disamina della letteratura gli strumenti ad arco sembrano accedere in ritardo a questo livello, ma la qualità della scrittura strumentale (e quindi degli esecutori) all’inizio del XVIII secolo dimostra che doveva già esistere una tradizione consolidata.

Charles Burney, in A General History of music, riporta la testimo­nianza di Geminiani, secondo il quale lo stesso Corelli, chiamato a Napoli nel 1703 per prendere parte ai festeggiamenti in onore di Filippo V di Spagna, fu messo in difficoltà dall’insolita scrit­tura violinistica di Alessandro Scarlatti, al punto da ritirarsi dopo alcuni infruttuosi tentativi di suonare, in orchestra, una Sinfonia del collega; la citazione continua così: «grandissimo fu il suo stupore [di Corelli] quando si accorse che l’orchestra napoletana eseguiva a prima vista i suoi concerti quasi altrettanto accurata­mente di come lo faceva la sua orchestra dopo molte prove […].E rivolgendosi a Matteo, suo secondo violino, il musicista disse: Si suona, a Napoli!» Anche la scuola violoncellistica napoletana parte da origini non perfettamente conosciute; a oggi non sono noti documenti riguardanti il violoncello precedenti il 1708. Eppure in quegli anni sono già attivi eccellenti virtuosi, come dimostra il frequente uso di uno o addirittura due violoncelli concertanti in cantate e serenate composte in quel periodo: Händel, per esempio, ne usa due nell’aria «Se m’ami oh caro» dalla cantata Aci, Galatea e Poli­femo.

Francesco Supriani (1678-1753; il cognome è tramandato anche come anche Sopriani, Scipriani), entrato nel Conservatorio della Pietà dei Turchini a quattordici anni, aveva cominciato gli studi come cantante; l’incontro con Giovanni Carlo Cailò (grande vio­linista che insegnava anche gli altri strumenti ad arco, secondo la consuetudine dei Conservatori napoletani) lo conquistò al violoncello, del quale divenne ben presto un virtuoso. Fu attivo a Napoli per tutta la vita, con eccezione degli anni 1707-1711, nei quali fu chiamato alla Cappella Reale di Barcel­lona su richiesta dall’Arciduca Carlo d’Asburgo. Nella sua produ­zione spiccano i Principij da imparare a sonare il violoncello, e con 12 Toccate à solo, che sono un vero e proprio manuale che parte dalle basi della formazione musicale e viene coronato dalle 12 Toccate, di alto livello strumentale e musicale. Quest’opera rap­presenta un’eccezione nella pratica dei Conservatori napoletani, nei quali l’insegnamento era per di più affidato alla trasmissione orale, magari corredata da appunti ed esempi sparsi. Le stesse Toccate, inoltre, appaiono in un altro manoscritto, con la deno­minazione di Sonate, nell’apparente e insolita combinazione a tre violoncelli: si tratta in realtà delle 12 Toccate dei Principij, alle quali è stata aggiunta una parte di basso continuo e una versione ornamentata della parte principale; l’esecuzione reale è quindi affidata a due violoncelli. L’intento didattico è molteplice: lo studente di livello medio consolida le proprie capacità studiando la Toccata nella forma originale, mentre quello più avanzato per­feziona la tecnica studiando la versione ornamentata, imparando nel frattempo – attraverso la pratica – l’arte della variazione e dell’improvvisazione; lo studente principiante suona la facile parte del basso ma l’ascolto della lezione impartita al compagno gli dà un’esperienza pregressa che gli sarà utile in fasi più avanzate dello studio. La parte del basso però poteva anche essere eseguita dal maestro o dal Mastricello(alunno avanzato che affiancava l’inse­gnate titolare), che così sosteneva e spronava lo studente e magari lo aiutava nella ricerca della buona intonazione.

Alessandro Scarlatti (1660-1725) è una figura imponente e ben conosciuta, forse una delle più famose del suo tempo. Era anche una personalità ingombrante e difficile: come impresa­rio-musicista dava filo da torcere a committenti, collaboratori e avversari, come padre era autoritario e affliggente, al punto che una delle sue figlie si rifugiò in convento per non doverlo più sopportare (ma fu rispedita a casa…) e Domenico, il futuro grande Domenico, a 32 anni dovette chiedere, con un atto nota­rile, l’emancipazione dalla patria potestà, e poco dopo si trasferì in Portogallo e poi in Spagna. Ma Alessandro era un grande, in campo compositivo, teorico, strumen­tale e tecnico. Della sua originale scrittura per strumenti ad arco s’è già detto; in quella per tastiera si colloca degnamente nella grande tradizione napoletana, vecchia di più d’un secolo. Nella prima delle Toccate per ben principiare a sonare et al nobile porta­mento delle mani egli annota scrupolosamente una diteggiatura che richiede spesso un’agilità acrobatica: la frequente esclusione del pollice in passaggi dove usarlo sembrerebbe scontato implica un tocco “martellato” delle dita lunghe e un suono brillante e nervoso; il suo modo di trattare lo strumento richiede un adatta­mento specifico, perché elude continuamente i clichés strumentali contemporanei. Salvatore Lanzetti (1710-1780; il cognome sarebbe in realtà Lan­cetti) appartiene alla successiva generazione di virtuosi, attivi in varie città europee. Nella sua opera incon­triamo complessi usi dell’arco (balzato, martellato, picchettato) e l’introduzione del capotasto (pollice usato sulla tastiera), che rende possibile cantare in zone acute fino ad allora riservate ai violini. Lanzetti è anche un eccellente compositore: nelle sue Sonate troviamo tutta la bellezza e varietà dello stile napoletano (ma ormai pan-italiano) del pieno Settecento, con continue allusioni al linguaggio dell’opera, e un equilibrio formale già pre-classico.

La presenza in questo programma del lucchese Francesco Geminiani (1687-1762) è giustificata dal fatto che, tra il 1711 e il 1714, prima di trasferirsi a Londra, egli visse a Napoli, dove fu attivo come primo vio­lino e direttore d’orchestra al Teatro San Carlo. Certo è che Geminiani prese il meglio della tra­dizione italiana (aveva precedentemente studiato con Lonati a Milano e con Corelli a Roma) e lo fuse in un linguaggio personale e originale. Il suo stile focoso e appassionato – che gli valse l’appellativo di Furibondo e gettò scompiglio perfino tra i solitamente spregiudicati napoletani – lo spinse a ricercare innovazioni tecniche ed espressive veramente audaci; nelle sue composizioni si contano a dozzine i passi perversamente difficili! Una caratteristica particolarmente affascinante del suo linguaggio è il connu­bio tra la rovente vena improvvisativa e appassionata e il substrato severo e contrappuntistico di derivazione corelliana; questa sintesi tra una forma conservatrice e un contenuto innovativo dà alle sue composizioni grande tensione e vitalità.

Mattia Vento (1735-1776) è uno dei tanti musicisti napoletani emigrati a Londra a metà del Settecento; nella capitale britannica fu molto apprez­zato come operista e come clavicembalista. Il brano in programma stasera è interessante per il carattere drammatico e agitato, che fa presagire lo stile Empfindsamer tedesco di qualche anno dopo e conclude in Europa il nostro percorso iniziato a Napoli quasi un secolo prima.

BIGLIETTI

5 agosto: posto unico 15 euro – Punti venditasul posto, secondo disponibilità, 40 minuti prima di ogni concerto; in sede presso la segreteria parrocchiale di S. Maria della Passione dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.00; online (con diritto di prevendita): Circuito Vivaticket www.vivaticket.it

INFORMAZIONI – Associazione Culturale La Cappella Musicale – tel 02.76317176 – e-mail mail@lacappellamusicale.com

PROGRAMMA

Francesco Paolo Supriani (1678-1753) Toccata per violoncello e b.c. con una parte diminuita

Alessandro Scarlatti (1660 – 1725)  Toccata per G re (cembalo solo)  Spiritoso – Recitativo – Fuga

Francesco Geminiani (1687 – 1762) Sonata Op. 5 n. 2 in re minore   Andante – Presto – Adagio – Allegro

Pierdomenico Paradisi (Paradies) (1707 – 1791)    Sonata XI in fa maggiore (cembalo solo): Moderato Andante

Salvatore Lanzetti (ca. 1710 – 1780) Sonata Op. 1 n. 7 in sol maggiore Andante – Largo – Rondeau Andante

Mattia Vento (ca. 1735 – 1776) Toccata in sol minore (cembalo solo) Con spirito

Salvatore Lanzetti (ca. 1710 – 1780) Sonata Op. 1 n. 6 in si bemolle maggiore Allegro – Largo – Gavotta Allegro ma non presto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.