Majorino querela chiunque pensi che a Milano i migranti siano preferiti agli italiani

Milano

“Quelle calunnie mormorate che attraversano la città, che si alimentano nel tempo e diventano convinzione..devono finire” deve aver pensato l’assessore Pierfrancesco Majorino. Soprattutto oggi che deve apparire come un cavaliere senza macchia e senza ombre se vuole i voti per le  europee. E quella diceria soprattutto nelle maledette periferie, tra la gente che aspetta un segno che dia sollievo all’indigenza, fa decisamente male alla sua figura di integerrimo operatore del welfare. “Majorino favorisce gli immigrati. Majorino pensa alle necessità degli immigrati, anche quelli clandestini”, si dice. E allora per dare un taglio netto a questa supposizione, scrive su un post “Sto preparando un dossier per chi – sul versante legale – tutela gli interessi del Comune affinché si proceda attraverso querele verso i soggetti (anche semplici cittadini) che sostengono la boiata pazzesca relativa al fatto che ci occuperemmo “più degli stranieri che degli italiani”.
Boiata pazzesca in ragione di numeri (precisi e certificati) che, ovviamente, dimostrano il contrario.
La differenza è che noi non facciamo classifiche da esibire. Perché pensiamo che vengano prima le persone.”

Intenzione nobilissima a cui risponde un lettore dissenziente “Cioè fammi capire? Vuoi mettere il bavaglio alla bocca di coloro che non la pensano come te? Ma cosa sei, un nazifascista? E’ un vizietto tipico dei compagni l’annullamento degli avversari politici, da Stalin in poi non avete cambiato registro….A proposito, piuttosto che aumentarci il costo del biglietto ATM, fatelo pagare a quelli che non lo pagano. E indovina un po’ chi sono?”

La boiata pazzesca di cui parla Majorino riguarda comunque scelte e regole che, basate sull’Isee, hanno conseguenze che suggeriscono disparità di trattamento tra migranti e italiani bisognosi. Una legge sbagliata?  Può darsi, ma come corollario quelle tavolate pantagrueliche, quelle manifestazioni imponenti e ideologiche giustificano ampiamente certe sensazioni. Il fatto è che il clochard solitario, la famiglia con un figlio, l’anziano spesso abbandonato a se stesso devono costatare che a Milano oggi “straniero” è bello, anzi bellissimo.

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