Una guerra inutile e dannosa che non rilancia l’economia

Politica

Il Prof Francesco Forte compie 90 anni. Per fargli gli auguri e per complimentarci per la sua inesauribile energia e passione civile pubblichiamo questo suo post

Lo spread sul nostro debito è salito pericolosamente verso i 300 punti, mentre per il primo trimestre del 2019 si profila non la crescita zero del Pil, ma il rischio di una sua nuova riduzione.

E se si flette il Pil, il rapporto debito pubblico Pil peggiora. È perciò estremamente pericoloso l’assalto dei 5 stelle al vertice della Banca d’Italia, che si manifesta con la opposizione del vicepremier Di Maio alla riconferma del vice direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini, deliberata dal direttorio di Via Nazionale e dal ministro dell’Economia Tria. Signorini si occupa del settore della finanza pubblica ed ha una impostazione einaudiana, aggiornata ai tempi attuali. L’opposizione dei 5 stelle alla sua riconferma nasce dal fatto che, nella audizione in Commissione Bilancio, in Parlamento, ha espresso dubbi sugli effetti positivi del reddito di cittadinanza, ai fini dell’occupazione, in particolare a causa della scarsa efficienza operativa dei centri per l’impiego. Signorini vorrebbe un bilancio con meno deficit di parte corrente e maggiori spese per investimento, perché da esse dipende la crescita dell’economia e quindi dell’occupazione. Su «quota 100», ha sostenuto che la misura va calibrata in modo da tenere conto che una pensione anticipata è finanziariamente sostenibile, se è minore di quella di chi va in pensione più tardi. Di Maio si è opposto alla riconferma di Signorini, la Lega invece l’ha difesa anche perché la delibera non dipende dal Consiglio dei ministri, che dà solo un parere consultivo. E non può bloccare la decisione del direttorio della Banca d’Italia, fatta propria dal ministro dell’Economia. Ciò che è in gioco, dunque, è l’autonomia della Banca d’Italia e il potere del ministero dell’Economia di difendere tale autonomia. Se questi due poteri vengono lesi da un vicepresidente del Consiglio che vuole libertà di spesa in disavanzo, ossia vuole le chiavi della cassaforte del pubblico bilancio e della cassaforte della banca centrale, le ripercussioni sul nostro debito pubblico e sulle nostre banche sono molto gravi. Azzoppare il direttorio della banca centrale, quando vi è particolare bisogno del suo sostegno, essendoci rischio di recessione, è come prendere a pugni il pilota dell’auto mentre guida in curva. Sale lo spread, sale il costo del denaro. E ciò mette in pericolo il risparmio e la capacità delle banche di erogare credito. Rende più arduo il problema del risanamento dell’Alitalia e del Monte dei Paschi, in cui lo Stato ha impegnato molto denaro. Senza contare il problema di Carige, la principale banca della Liguria, già colpita dal crollo del ponte Morandi. Di Maio a Vicenza, nell’assemblea degli ex azionisti della Banca Popolare vicentina ha cercato di giustificare il suo veto improprio a Signorini dicendo: «Non possiamo pensare di confermare le stesse persone che sono state nel direttorio di Bankitalia, se pensiamo a tutto quel che è accaduto in questi anni». Intendeva riferirsi ai mancati controlli sulla Banca. Ma non è il governo che nomina il direttorio della banca centrale. Ed è sbagliato accusare una persona di omissione di atti di ufficio, senza prova, solo perché non si inginocchia davanti al sovrano. Quelli di Di Maio hanno 5 stelle, ma non hanno ancora il Re Sole.

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