Due fatti di cronaca: il pudore dell’anziano suicida e la violenza di due rapinatori

Milano

Il silenzio e il pudore di chi accartoccia in sé la vergogna, la dignità e, forse, l’impossibilità a convivere con un’indigenza che gli dà ogni giorno il pane per sopravvivere.  Dino Lambrugo, pensionato di 72 anni, ex artigiano di Paina di Giussano, non lontano da Monza, è morto all’ospedale di Niguarda. Ha voluto morire e si è impiccato alla serranda del box, premeditando una fine che eliminava spiegazioni, atti di umiliazione, partecipazione a quel problema ingigantito dalle difficoltà e da quell’obbligo di lasciare la casa, la memoria di una vita. Da tempo sapeva di essere in debito con il padrone di casa, una morosità  gigantesca di ben 20 mila euro e allontanava il problema quasi non ci fosse e non ritirava le raccomandate per non conoscere il tempo dell’esecuzione dello sfratto. Una persona integra, che non sapeva chiedere aiuto, neppure ai tre figli, che non voleva si conoscesse il grado della sua povertà. E con meditata rassegnazione, quando l’ufficiale giudiziario ha iniziato ad eseguirte lo sfratto, con un ultimo sguardo a quanto gli apparteneva, ha mormorato “Vado in garage a cambiare la serratura” Ma lì mise fine al tempo, con discrezione.

E in una Milano contraddittoria, irriconoscibile dove la povertà è strisciante e la necessità di avere diventa aggressività e violenza, l’immenso teatro delle strade, delle piazze si anima per ospitare senza alcun pudore attori improvvisati disposti a prevaricare, e lasciare orme di sangue. Con brutalità. L’ultimo episodio riguarda due extracomunitari, in corso Genova, che hanno chiesto informazioni ad un 44enne per aggredirlo brutalmente, rompendogli in faccia una bottiglia di vetro. Una violenza per rapinarlo e ottenere un bottino di 20 euro. Sotto choc e sanguinante ha chiamato la polizia, ma ancora non sono stati trovati i colpevoli che hanno agito senza pietà, quasi fosse un diritto.

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