Con le parole si può vincere, ma poi anche morire, caro Governo

Politica

Quando le parole diventano suoni e poi fastidiosi echi senza significato, quelle parole sono l’evidenza del fallimento. Eppure molte volte la politica si è affidata alle parole e a chi dimostrava convinzione, determinazione, ma scriveva nell’acqua le illusioni con la retorica e la maestria di un attore impostato che recita ad effetto. Eppure il teatro dirompente, eclettico, molto cool di Renzi con la valanga di annunci e di promesse dovrebbe aver insegnato qualcosa. Il linguaggio era mediocre, i contenuti tutti da dimostrare, ma le parole ballavano con scioltezza un cha cha frenetico, inciampando rovinosamente in una realtà che da ostile divenne rifiuto. E non è sufficiente, caro Di Maio mettere il doppio petto alle 4 dichiarazione contraddittorie che la logorrea ti suggerisce. Ma con le parole il vicepremier ha costruito la fortunosa campagna elettorale e le bullesche fandonie di oggi. La gestualità e il sorriso furbastro sono i regali di un potere nepotista che non è sufficiente oggi a rassicurarlo. L’attivismo di Salvini lo relega in una continua rimonta, in una trattativa continua. No, non era così la campagna elettorale: bastava una tesi furba, specchio dei desideri popolari e tutto andava bene. Il Pinocchio Di Maio dice, si contraddice, rettifica, bisticcia, ma qualcuno si è accorto che le sue parole sono suoni. E, in tono minore, anche Salvini spara parole al vento. Un Governo, insomma di suoni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.