L’intelligenza artificiale sta invadendo la nostra vita ed il nostro quotidiano.
Da tempo ne ho preso atto. Non fa danni alla nostra anima anche se è poco umana.
Ritengo non sia necessario contrastarla: occorre, invece, rivolgere d’acchito lo sguardo al passato e non al futuro.
Infatti, chi ha avuto accesso all’episteme ha potuto documentarsi nel mondo classico, ragionando nel migliore dei modi, ossia con la logica, propria della consapevolezza della conoscenza appunto.
Ci vuole coraggio a tornare nell’Atene e nella Roma classica, ma l’itinerario della mia mente ha una destinazione precisa: la sapienza degli antichi. Ad essa attingono i miei esercizi spirituali.
Proprio quando l’abilità umana, tra algoritmi, reti neurali ed apparati tecnologici, sta per sconfinare effettivamente nel santuario della nostra interiorità.
Psicologicamente stiamo provando a resistere con la forza della cultura.
Penso sia evidentemente la cultura a renderci più forti e più consapevoli di controllare l’intelligenza artificiale.
Non mi interessa sapere se e quanto l’intelligenza artificiale sia realmente intelligente; forse è più giusta, perché non “sente”, forse non sbaglia mai, così ci dicono e ci raccontano inoltre che essa sia oggettiva e razionale; ci raccontano che l’intelligenza artificiale sia neutra.
E’ questo il tema politico ed il dato di realtà da analizzare : funziona davvero per tutti l’intelligenza artificiale?
Essa nasce in un sistema complesso, fatto di gerarchie e di rappresentazioni parziali del mondo; nascono disuguaglianze quindi, perché le persone con disabilità non esistono nei teatri decisionali, non sono presenti nei dati da confutare. Spesso la tecnologia impara dal sistema strutturato, replicandolo e quindi non ne discute, perché non riesce a correggerlo.
Ecco perché questa struttura diventa escludente.
Occorre lasciare spazio al dubbio, occorre sentire il rumore del pensiero, il fragore dello spirito critico: come farlo davvero quando è una gerarchia automatizzata ad escludere? O quando le persone con disabilità non esistono nei team di chi progetta queste tecnologie?
Qual è la reale usabilità dell’intelligenza artificiale? Tra uso etico ed i molteplici investimenti nel mondo che corre, che si evolve e con il quale occorre stare al passo dei tempi.
Mentre si parla di inclusione sociale tout court ad esempio riusciamo a ridurre le distanze o le rendiamo più importanti e più efficienti?
Chi si occupa di comunicazione e chi si occupa di risorse umane, nonché dí politiche pubbliche, ritengo abbia questa responsabilità concreta: gestire il presente e progettare il futuro integrando i principi fondamentali della civiltà moderna e recependo la direttiva europea datata 28 giugno 2025, secondo la quale tutti i prodotti ed i servizi digitali offerti debbano essere accessibili a tutti.
Solo così tutti potranno essere costruttori del futuro e fruitori del presente.
Gabriele Motta
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