… non spendo parole sulla “cronaca”, perché tutti stiamo seguendo – a tratti con una certa ansia – le vicende legate agli attacchi #USA all’Iran (quantomeno #Washington non ha l’ipocrisia di #Mosca in #Ucraina, e non la chiama “operazione militare speciale”).
Al di là delle valutazioni che ognuno di noi può fare circa l’opportunità di un intervento militare, che segue – dobbiamo ricordarlo – *l’intenso sforzo diplomatico* multilaterale, sia #occidentale che #arabo, per portare (inutilmente) al tavolo delle trattative una #teocrazia che è *sponsor di oltre 200 gruppi terroristici nel mondo*, e che non ha minimamente fatto segreto di ambire a dotarsi di *armi nucleari* e di *missili balistici* a lungo raggio atti a trasportarle, ci tengo a tornare su alcuni elementi a mio avviso non abbastanza approfonditi dai mass-media italiani.
Per farlo, richiamo le parole pronunciate da Gholamhossein Mohseni #Ejei, capo della Magistratura della Repubblica #Islamica, in occasione delle rivolte dei giovani #iraniani di pochi mesi fa, il quale dichiarò che non vi sarebbe stata alcuna clemenza per i “sediziosi”, come ha definito in ragazzi che protestavano in strada. Ve le riporto letteralmente: “Istruisco il procuratore generale e i pubblici ministeri di tutto il paese ad agire secondo la legge e con determinazione contro i rivoltosi e chi li sostiene, e a non mostrare alcuna clemenza o indulgenza, perché la pena sarà decisiva e massima”.
I #pasdaran, fedeli guardiani della #rivoluzione #islamica, lo hanno preso in parola, sparando sulla folla in diverse città e facendo circa *15.000 morti* tra i civili disarmati, oltre 300.000 feriti e decine di migliaia di arresti, inclusi minori di 14 anni.
A fronte di questa aggressività degna della peggior dittatura (al tramonto, perché nella storia le dittature hanno dato il peggio di sé nelle fasi finali del loro potere), un’inchiesta di #Bloomberg ha portato alla luce una rete di immobili di lusso, società offshore e asset finanziari opachi riconducibili alla famiglia del Leader supremo, ucciso dalle incursioni di ieri. Filmati pubblicati sui Social mostrano immagini della dolce vita delle nipoti di #Khamenei e degli alti ranghi del regime, con proprietà e investimenti per centinaia di milioni di euro tra #Europa e #MedioOriente, alla faccia dell’austerità e del sacrificio imposti al popolo iraniano.
Centro di questo apparato di denaro e potere è il #Setad, Quartier Generale per l’Esecuzione dell’Ordine dell’Imam. Il nome richiama il fatto che l’Ente venne fondato nel 1989, a seguito di un decreto di #Khomeini morente: l’organismo non presenta nessun bilancio pubblico e gode di esenzione fiscale totale.
#Reuters, in un’inchiesta, stimò 95 miliardi di dollari di attivi: circa 52 miliardi in immobili e 43 miliardi in partecipazioni societarie. Stima in difetto, secondo altre fonti, che parlano di *oltre 200 miliardi* di disponibilità: il Setad controlla almeno 37 aziende dirette, con un conglomerato che spazia in quasi tutti i settori, dalla finanza (banche come Amin Investment Bank, assicurazioni come Mellat), al petrolio e gas (Pars Oil, Persia Oil and Gas, Ghaed Bassir Petrochemical), alle telecomunicazioni (quote in Iran Telecom, Tadbir Group, Mobin One Kish), alla farmaceutica (produzione di contraccettivi), e ancora edilizia, cemento e acciaio.
Una ricchezza enorme, utile per finanziare la repressione e le milizie all’interno e all’esterno dell’Iran, senza dipendere dal bilancio statale né dalle fluttuazioni del prezzo del greggio.
Lo stesso figlio del Leader Supremo, Mojtaba #Khamenei, 56 anni, spesso nel passato anche recente indicato come possibile successore del defunto Khamenei, dirige una rete di proprietà di lusso internazionali nascoste dietro *società-ombra e intermediari*: nessun bene è intestato direttamente a lui, come riportato da alcuni giornalisti d’inchiesta inglesi, ma il portafoglio include immobili di pregio a Londra per oltre 138 milioni di dollari (una villa acquistata per 46,5 milioni nel 2014 in quartieri esclusivi come The Bishops Avenue), una villa nel “Beverly Hills di Dubai” (Jumeirah), hotel di lusso a Francoforte e resort a Maiorca.
Contemporaneamente il popolo iraniano patisce un incredibile disastro economico, tra inflazione cronica che supera il 40% (con picchi che superano il 50%), Rial crollato a 1,5-1,6 milioni per dollaro, cittadini in fascia di povertà per il 35-40% della popolazione, energia e acqua spesso razionate. Ma per i predicatori dell’austerità Coranica, va tutto bene: i disagi della loro stessa popolazione non li toccano.
Ci tenevo a condividere con voi queste informazioni, che ho voluto fornirvi il più dettagliate possibili, per spiegare che – al di là di ciò che ognuno di voi può pensare dell’occidente, degli #USA più nello specifico, e dell’amministrazione #Trump in particolare – a #Teheran qualcosa non quadra, penso possa risultare evidente agli occhi di chiunque di voi.

Termino dedicando questo post a una ragazza, una donna semplice, giovane, *sempre sorridente*. Era una studentessa #iraniana innamorata dell’#Italia, che stava studiando la nostra bellissima lingua e avrebbe sognato di raggiungere prima o poi la nostra penisola.
Si chiamava Raha Rubina #Aminian: è stata *assassinata* dai Guardiani della Rivoluzione l’8 gennaio scorso, quando, uscendo dall’università, si è unita ad alcuni altri studenti per una camminata di protesta contro il regime.
Uccisa dalla doppia morale degli #ayatollah, che predicano purezza e rettitudine mentre applicano violenza omicida, e opprimono il loro popolo accumulando enormi ricchezze offshore; in nome di #Allah, ovviamente, sempre sia lodato il nome di Dio quando non è piegato alla grettezza degli uomini.
Post di Giulio Terzi di Sant’Agata, già Ministro degli Esteri e Senatore FDI
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