I numeri di una maggioranza sull’orlo di una crisi di nervi

Politica

Ieri, nella fiducia sul decreto sicurezza, hanno votato a favore del governo in 163. La maggioranza assoluta è di 161 (315 Senatori eletti e 5 a vita). Due assenti erano giustificati, in quanto malati. Due voti sono arrivati in soccorso dal misto, ma non sono organici. Quindi, pallottoliere alla mano, se venissero espulsi dal Cinque Stelle i 5 Senatori ribelli, il governo si reggerebbe su soli 2 voti. Due voti sono numeri da Prodi. Un castello di carte che il primo Mastella di passaggio potrebbe facilmente abbattere. Se, d’altra parte, non venissero cacciati i ribelli, il messaggio che passerebbe è che la ribellione è concessa. E sarebbe lecito aspettarsi agguati ogni istante.

L’alternativa proposta da Salvini è far entrare Fratelli d’Italia, che ha 18 Senatori. Ma questa manovra, che numericamente risolverebbe ogni problema, politicamente ucciderebbe la maggioranza. I Grillini non la reggerebbero. È proprio questione di principio: il contratto di governo era stato formato dai due vincitori alle elezioni. Giustificando il patto innaturale proprio con questa circostanza: abbiamo vinto in due, per quanto diversi gli italiani vogliono che governiamo assieme. Fratelli d’Italia non rientra nella definizione. Inoltre sposterebbe definitivamente a destra l’asse della narrazione di questa maggioranza. No, non va bene.

Per questo bisogna trovare una soluzione. Ce ne sono almeno due: la prima, tirare dritto ed andare a votare prima delle Europee. Ricordiamo che non è possibile unire elezioni nazionali con quelle Continentali, per cui si parla di Marzo, con scioglimento a Gennaio. Tutto bello, ma questo pone due sfide. Di Maio, a quelle elezioni non dovrebbe poter correre. E modificare, ancora di più, la natura del movimento è rischioso. Quasi suicida. L’altro, meno percepito, ma forse più reale, è che le elezioni non le decidono i partner di Governo. Lo abbiamo già visto. Mattarella non è un agente neutrale. E potrebbe giocare la carta dell’Apocalisse.

Lo scenario è questo: a Gennaio la BCE smette di comprare, e di minacciare di comprare, i nostri titoli di Stato. Questo toglie la rete di sicurezza allo spread. Che può oscillare liberamente. E potrebbe raggiungere vette inaudite. Sullo sfondo, una richiesta dell’Europa di rientrare di una cifra che, per gli ottimisti sarà di 20 miliardi. Per i trattati è di 60 miliardi. Il doppio del deficit per pagare la manovra del popolo. Questa cosa potrebbe spingere per un governo di transizione a guida Fico. Che faccia fronte all’emergenza, ci porti alle Europee e al voto nel 2020, dopo una manovra lacrime e sangue. Perché l’alternativa è l’intervento del FMI per salvare le banche.

L’altra possibilità è che, molto Andreottianamente, si punti a tirare a campare, che poi è meglio che tirare le cuoia. Ma voi ve li vedete due soci che si insultano per sei mesi? Quanto possono resistere prima che crolli tutto su una buccia di banana qualsiasi? In ogni caso il Paese ne soffrirà. E rischierà una recessione che potevamo comodamente evitarci. Il tutto per cosa? Due soldi in più al Sud? Cosa risponderemo ai nostri figli quando, a molti anni da oggi, ci domanderanno: ne è valsa la pena?

Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

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