Quella manina vagante innominata è il pomo della discordia tra Salvini e Di Maio

Politica

L’idea della manina vagante ma intelligente che corregge i decreti in favore degli elettori grillini o leghisti è divertente anche nel lessico. Deve essere una manina che conosce in profondità vizi e virtù degli italiani, ne distingue le aspettative, esperta in economia, rispettosa dei tempi per andare a colpo sicuro. Sicuramente la manina che ha corretto il decreto sul condono e lo scudo fiscale per i capitali all’estero, riderà sotto i baffi per l’intrusione improvvisa. Ma se fosse un escamotage? Se fosse ad esempio un modo per giustificare presso il proprio elettorato una norma indigeribile? Certamente è diventata plateale una discordia politica che evidenzia un accordo approssimativo pur di governare, una concezione delle competenze dello stato diversa, una frattura per ora incolmabile tra un Sud che aspetta assistenza e un Nord operoso e che vuol lavorare. Se la denuncia della manina urbi et orbi di Di Maio non fosse così gridata e qualcuno credesse ancora alle affermazioni ufficiali dei due vicepremier sulla loro coesione, si potrebbe pensare ad un complotto tra i due, ma l’anarchia che ormai vige nei due schieramenti è chiaramente divergenza di visione politica. Secondo La Stampa Salvini dopo l’annuncio di Di Maio a Vespa avrebbe ridacchiato, no, pardon ha proprio riso. Giorgetti nell’ultimo CdM sarebbe uscito prima del termine, M5S punta il dito contro la Lega: il caso politico ferma per il momento l’approvazione di Mattarella. Chissà come sarà ma tutto dimostra che quella manina vagante continua a vagare, che in un matrimonio combinato non c’è amore, che i simili dovrebbero lavorare con i simili, che il continuo compromesso non dà buoni frutti.

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