Quella strana alleanza nell’odio tra Centri sociali e immigrati contro il razzista Salvini.

Politica

Boldrini aveva riesumato dal nulla il fascismo in campagna elettorale per dare una motivazione alla rabbia, alla voglia di schiacciare il sistema, alla lotta che soprattutto i centri sociali hanno nel DNA. Basta indirizzarla, trovare il nemico fasullo, decidere gli slogan, munirsi a volte di manganello, gridare la propria indignazione. Ma allora non c’era Salvinni con le tante prese di posizione dure, ma discutibili, non emergeva esplodendo il problema immigrazione con la veemenza di oggi. I centri sociali hanno, sembrerebbe, la vocazione alla condivisione, alla strada, ad un ricordo di sovvertimento delle leggi e delle istituzioni  che creano alleanze anche se apparentemente divergenti. In tante città hanno ottenuto di essere tollerati in cambio  dei voti e per non aver fastidi.

Il gioco è ormai scoperto, anche a Milano: sono pronti ad essere no global, anarchici, antagonisti e oggi amici degli immigrati per quel buonismo che giustifica, rende fanatici, offre impunità. E infatti Sala sta a guardare. Ma sì, durante l’Expo era un manager né carne né pesce, poi si rese ridicolo con l’appartenenza ad un partito che era solo conveniente, poi criticò, ma alla fine, tra le righe di non so quale vangelo, li protesse. Gli sgomberi ? Un atto dimostrativo da dimenticare subito. I centri sociali sanno come rioccupare e rioccupare ancora. Salvini dovrà lanciare una sfida alta e potente. A Napoli, durante la visita di Salvini in Prefettura, i centri sociali si sono dati appuntamento alla stazione della metropolitana di Toledo. Gli slogan, ormai usurati, sono quelli di sempre. Si va da un classico “Mai con Salvini” a “Napoli non si Lega” fino ad arrivare a “mai nemici del Sud, mai con Salvini”. Per non dimenticare il motivetto “Odio la Lega”.

Peccato che al concentramento si siano presentati in 100 persone o poco più, compresi – peraltro – gli immigrati arrivati dal Vasto. Si tratta di un gruppo di ragazzi di colore, una trentina, con un lungo striscione che recita “decreto Salvini regalo alle mafie” e che urla ‘basta razzismo’ e ‘assassini assassini”(la notizia è de Il Giornale). Inutile osservare come i migranti siano stati utilizzati, come il furore di una piazza ripeta gli stessi insulti, come il dialogo tra le parti sia impossibile. Il comune denominatore è l’odio senza se e senza ma, come il buonismo. La Storia dirà quanto e come Salvini nella sua intransigenza a volte discutibile abbia ragione.

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