Per fare chiarezza: pensioni quota 100 e pace fiscale

Politica

Pensioni –  La nota di aggiornamento del Def ha aperto la strada alla riforma pensioni introducendo quota 100, lo strumento che consentirà dal prossimo anno a tutti i lavoratori di andare in pensione a 62 anni d’età, se hanno almeno 38 anni di contributi. Non ci sarà nessuna penalizzazione per chi esce prima dal lavoro e circola anche l’ipotesi di bloccare il prossimo adeguamento dei requisiti vigenti alla speranza di vita.

La vera novità di “quota 100”, però, è che rispetto all’Ape sociale di Renzi questa riforma non dovrebbe avere costi per i pensionati. Non ci sarebbero infatti decurtazioni all’assegno in cambio di un addio al lavoro in anticipo. A confermarlo al Corriere è stato Claudio Durigon, della Lega, che allontana dunque l’ipotesi di un taglio dell’1-1,5% di cui si era parlato in passato. Il costo ci sarà, invece, per lo stato. Con la “quota 100” a 62 anni e 38 di contributi il governo sarà costretto a trovare tra gli 8 e gli 8,5 miliardi il primo anno e poi un miliardo in più dal prossimo anno. Non poco. Però permetterebbe a circa 400mila lavoratori in più ad andare in pensione prima del previsto.

Pace fiscale 2019

La nota al Def ha confermato l’arrivo, il prossimo anno, della pace fiscale. A quanto pare, la nuova rottamazione delle cartelle dovrebbe riguardare i debiti fino a 500.000 euro. Potrebbero essere previste tre diverse aliquote di pagamento, pari al 25%, al 10% e al 6%, applicate in base al reddito.

Il sottosegretario al Mef, Massimo Bitonci, ha affermato che l’obiettivo del governo è quello di estendere il più possibile la rottamazione delle vecchie cartelle, che potrebbe riguardare anche le multe, mentre al momento pare siano esclusi Iva e contributi Inps. In merito ai contributi Inps, è in arrivo quella che è stata definita come la pace contributiva. Si parla anche di rendere conveniente il riscatto della laurea, con sconti e agevolazioni.

Pace fiscale, come funziona

In base a quanto contenuto nel contratto di governo tra Lega e M5S, gli ammessi alla pace fiscale sarebbero dovuti essere i contribuenti con cartelle emesse fino al 2014, pari a un massimo di 200.000 euro e l’importo da pagare sarebbe pari al 25%, al 10% e al 6% in base al reddito del debitore. Secondo le ultime notizie, pare che il limite di importo dei debiti per i quali richiedere la pace fiscale sarà fissato a 500.000 euro. Secondo le dichiarazioni del sottosegretario Bitonci, l’ultima novità è che gli ammessi al condono potrebbero essere i debitori fino a 1 milione di euro.

Nel contratto di governo tra Lega e M5S si parla di pace fiscale come un saldo e stralcio delle somme dovute e non pagate al fisco. Secondo l’esecutivo, la misura non avrà finalità di condono, ma punta ad agevolare i contribuenti che, pur volendo, non potrebbero pagare i proprio debiti a causa di problemi economici. La somma che bisognerà pagare in relazione alla singola cartella Equitalia non sarà uguale per tutti, ma il calcolo verrà effettuato in base al reddito dichiarato e alle difficoltà economiche del contribuente.

Potrebbero essere considerati come parametri per calcolare l’importo dovuto la presenza di figli minori, il possesso dell’abitazione o l’affitto nonché ovviamente l’attività lavorativa e l’eventuale stato di disoccupazione o cassa integrazione.

Ecco tre esempi in base alle tre diverse aliquote previste da Lega e M5S per capire quanto si dovrà pagare:

  • pace fiscale al 6% per debiti di 150.000 euro di un contribuente in difficoltà economica, l’importo da pagare con il meccanismo di saldo e stralcio sarà pari a 9.000 euro;
  • pace fiscale al 10% per debiti di 150.000 euro di un contribuente con una situazione economica nella media, saldo e stralcio e pagamento di 15.000 euro per mettersi in regola con il fisco;
  • pace fiscale al 25% per debiti di 150.000 euro di un contribuente in buone condizioni economiche, importo da pagare pari a 37.500 euro.

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