Dove la musica e la poesia di Milano?

Le storie di Nene Milano

Sbriciolare il tempo della memoria e raccontare al cuore le lunghe sere d’estate, in una Milano quasi deserta, quando giocare con le parole era una risata contagiosa di allegria. Seduti su una panchina al Parco Solari, mangiavamo le ore con l’avidità di un affamato, l’urgenza di parlare di sé, della vita, dell’amore.

Assaporare i silenzi era ascoltare musica e poesia di una Milano che si addormentava con le luci gialle dei lampioni, l’eco di una canzone dalle finestre aperte, il fruscio modulato e stanco delle foglie. Poi si camminava, i passi lenti, senza fretta, i lampi delle automobili, la sorpresa di un cortile del Bramante illuminato, l’edera ad accarezzare una casa, l’ultimo bar ancora aperto per quel parlare che non finiva mai.

Era la libertà e l’amicizia e il sogno.

Era la Milano che non faceva paura, amica, tenera con le promesse. Rigorosa ed esigente si concedeva, ma richiedeva impegno e costanza. Accoglieva, cosciente di poter offrire lavoro o studi d’eccellenza, ma le sue leggi erano severe. E il Sud ha trovato il cuore più generoso di una città che vuole essere amata e rispettata. Non sapeva che sarebbe stata calpestata, ferita, maltrattata da chi non sa capire e neppure rispettare. E viene da lontano, con il coltello in mano, la vendetta nell’anima, l’odio viscerale di un disagio ancestrale. Sono stati illusi, coccolati da una verità che non esiste, poveri tra poveri, a volte disperati, all’ammasso come bestie.

Dove la musica e la poesia di Milano?

1 thought on “Dove la musica e la poesia di Milano?

  1. Si ritrova facilmente.
    Spegnendo il televisore e cessando di utilizzare lo smartphone nel proprio tempo libero.
    A chi dice che “serve” argomentare e parlare, diffondere l’idea che la verità è che non è vero che serve. Non serve quello, non serve la pubblicità, non serve acquistare il SUV, non serve nulla di tutto questo nella società moderna per stare bene. Serve essere coerenti con sé stessi e leggere di più per difendersi, in particolare autori dissidenti di ogni fazione sociale perché in questi tempi bui un Pasolini può avere un valore semantico pari a quello di un suo oppositore. Ora la guerra non è più contro il fascismo benché lo si faccia credere con tanti messaggi che richiamano alla seconda guerra mondiale. Ora la guerra, la resistenza, è smettere di comprare, smettere di inquinare, smettere di distruggere ma soprattutto smettere di invidiare ciò che non si ha.
    Questo io lo so.
    Ed ora lo sa anche lei.
    Ed abbiamo il dovere di diffondere questo pensiero.

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