Nemmeno Sala scommette più su Renzi

Politica

La saggezza Evangelica illumina sempre la nostra vita. Ad esempio, di tutti i resoconti che abbiamo sulla Crocifissione, nessuno riporta che sul Calvario ci fosse alcuno dei miracolati a reggere la Croce a nostro Signore. Tutti impegnati altrove, si vede. Ecco, questo ci racconta una verità profonda nella vita: se fai il miracolo per qualcuno, non aspettarti che ti aiuti nel momento della disgrazia. Anzi, pur se non riportato, io sono quasi certo che nella folla che urlava “Barabba, Barabba” ci fosse qualcuno di loro. Fa sempre parte della natura umana: meno bene fai, meno male avrai. Ecco, la cosa si applica perfettamente a Sala. Nel presentare il suo imperdibile libro, che deve essere interessantissimo visto che sui giornali si è parlato di tutt’altro rispetto ai contenuti, Beppe ha preso in mano un sasso, l’ha soppesato, ha guardato in faccia Matteo (Renzi) ed ha iniziato la lapidazione. O meglio, l’ha continuata. Aveva iniziato prima, a ridosso delle candidature. Non gli piacevano proprio a Beppe. E prima ancora, dopo il Referendum del 4 Dicembre. In sostanza: più Renzi perdeva consenso, più Sala si scopriva critico nei suoi confronti. Beppe, il federatore della sinistra. Beppe, l’astro nascente che può unire quello che Matteo ha rotto. Beppe, un passato a destra, un cuore a sinistra ed un portafoglio sempre pronto ad accogliere tutti. Anche Apple, che ti fa chiudere la piazza antistante per un anno, e Starbucks che per mettere i tavolini nel plateatico ti sposta un’edicola e ti fa forzare la mano alla soprintendenza. Eh, ma loro sono marchi internazionali. I poveracci si vedono chiudere le strade per il passaggio della M$ ed aprire le edicole dentro l’attività. Altro che spostarla. Ma Beppe, guarda oltre.

Guarda al 5 Marzo, quando ci sarà l’ecatombe del Renzismo, mentre lui, beato e felice, guarderà il mondo da un oblò, in salvo sulla sua nave, salpata dal porto ben prima che Atlantide affondasse, diretto a nuovi e dorati lidi. Che siano di grandi intese, piccole ridotte rosse o vie di mezzo inesplorate, Beppe ci sarà. Lui è uno pragmatico, non si fa fermare da idee, ideologie o altre amenità del genere. Come diceva Paolo Poli nei panni di Caterina de’ Medici: la coerenza è un vizio, ma io me ne sono emendata. Ecco, anche Beppe, che ora guarda con occhio di esperto, critico e cinico, la schiena di Mateo e pensa a dove sia meglio infilare il pugnale, perché nessuno sospetti di lui come il materiale esecutore. Ma, come dice lui, rifategli la domanda su come finirà una settimana prima delle elezioni. Che se il porto, per ragioni insondabili, fosse salvo, se Atlantide non dovesse più affondare, Beppe potrebbe girare la prua della nave e tornare alla sua Itaca, riscoprendosi Renziano della prima ora. Sorridente e pronto a riprendere da dove aveva tradito.

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