Il panino più caro? Si mangia a Milano

Milano

Milano 21 gennaio – Il panino più caro? Si mangia a Milano. Nel capoluogo lombardo occorrono ben 7 euro per consumare questo pasto veloce – magari in piedi e sgomitando con altre decine e decine di avventori che frequentano uno degli 8.548 bar attivi in città. Un po’ caro, se confrontato non solo con i panini che si consumano a Terni (1,60 euro), ma anche con il prezzo medio nazionale, ovvero 3,10 euro. Ma i milanesi possono consolarsi – finito il panino – con un buon caffè a “soli”1,10 euro, un costo in linea con quello di quasi tutti i capoluoghi del Nord Italia e inferiore all’euro e trenta centesimi che devono spendere gli abitanti di Bolzano.

IL COSTO DEL CAFFÈ
L’ultimo Rapporto Fipe sulla ristorazione in Italia contiene una miniera di dati sulle abitudini degli italiani nei loro pasti fuori casa, e sul costo che questo vero e proprio “sport nazionale” (siamo il terzo Paese in Europa per consumi al bar e ristorante) ha sul loro portafogli. Va detto innanzitutto che, mentre negli anni della crisi la spesa per alimenti in casa è andata riducendosi (-10,5% tra il 2007 e il 2016), quella per mangiare fuori è aumentata di 2,4 miliardi, raggiungendo l’anno scorso quota 83 miliardi (+3% sul 2016). Sono oltre 5 milioni gli italiani che ogni giorno fanno colazione al bar e 13 milioni quelli che pranzano abitualmente fuori casa.

Un piacere, o una necessità, per il quale i nostri connazionali sono disposti anche a spendere cifre tutt’altro che trascurabili. Con differenze far territori e città che – in qualche caso – suscitano un po’ di sorpresa. Se infatti non è difficile immaginare che il costo medio di un pasto in pizzeria a Roma si attesi in media sui 20 euro (media trilussiana che comprende i locali attorno alle attrazioni turistiche e quelli delle periferie più fatoscenti), a Venezia sui 16,50 e a Milano attorno ai 15,50 – più difficile è capire perché un cappuccino a Palermo (dove il suddetto pasto in pizzeria costa “appena” 10 euro) costi ben 1,80, contro l’euro e 20 di Roma.

Giovanna Mancini (Il Sole 24 Ore)

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