Caro Minniti, le pecore sono altre

Milano 19 Maggio – Ieri sono successe tre cose rilevanti, sul fronte immigrazione: è stato firmato un protocollo che porterà altri sedicenti profughi a Milano (che, da sola, ne ospita quanti l’Emilia Romagna), alcuni Sindaci hanno fatto sapere che loro non ne accoglieranno altri ed in stazione centrale tre esponenti delle Forze dell’Ordine sono stati accoltellati da un Marocchino che intendevano controllare. Ah, in mezzo fra i primi due episodi ed il terzo, il Ministro degli interni ha avuto la brillante idea di dare delle pecorelle smarrite ai sindaci di centrodestra renitenti al Modello Milano. E la cosa mi dispiace, perché Minniti sta facendo bene come Ministro, date le attuali condizioni. Purtroppo anche lui soffre della sindrome che colpisce anche la Rozza e Bussolati: ovvero il complesso di Tambroni. Ve lo ricordate il governo Tambroni? Erano gli anni 60, c’erano ancora i monocolori DC. E c’era un partito, il Movimento Sociale Italiano, che credeva, ingenuamente, di poter celebrare democraticamente i propri congressi. Ovviamente i democratici veri, quelli che volevano l’avvento della dittatura del proletariato, non erano d’accordo. E quando Tambroni difese il diritto del summenzionato partito a vivere pienamente la propria vita associativa, misero su manifestazioni violente finché, alla fine, non lo fecero dimettere. Ecco, Tambroni non era fascista, anzi. Aveva solo scelto il buonsenso. Ma questa scelta non gli fu certo perdonata. A sinistra il buonsenso non è moneta corrente. Quindi Minniti e la Rozza, di tanto in tanto, devono abbandonare la loro visione pragmatica e dire fesserie, tipo che chi rifiuta ancora più profughi sia una pecorella smarrita. No, caro Minniti, tu non sei il Buon Pastore e no, del tuo bastone non ci fidiamo affatto, perché nella vita è un attimo. E se di ovini vogliamo parlare, i sindaci sorridenti che firmano per avere più risorse sono candidati migliori alla definizione. Che comunque non condivido.

Sì, non è vera e propria estorsione, ovviamente, ma di certo sa di patto diabolico. Io ti do quello che i cittadini chiedono, in cambio tu aumenti i rischi per gli stessi cittadini. Geniale. In teoria questo scambio dovrebbe andare in pari o in guadagno per gli enti locali. In pratica un po’ lo sappiamo tutti come finirà. E se, per caso, lo ignorassimo, in stazione Centrale, ieri sera, la realtà si è incaricata di spiegarcelo nei dettagli. Infatti uno spacciatore Magrebino si è incaricato di spiegare alla Polizia che il suo modello di sicurezza non è quello dei blitz contro gli immigrati. Con un coltello. Ferendo tre agenti. A dimostrazione che sì, l’immigrazione è una cosa bellissima e che sì, lui ci pagherà anche le pensioni (come non si sa, ma ci fidiamo), però forse e dico forse chi non ne vuole sapere magari ha anche un po’ ragione. Non trova, ministro? Una nota in chiusura: lo hanno chiamato Modello Milano perché deve essere rivendibile all’estero. E perché chiamarlo modello Capo Rizzuto poteva suscitare qualche perplessità…

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Luca Rampazzo

Autore: Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

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