Un’escalation di sangue nel tramonto dell’Isis

Esteri

Milano 8 Aprile – Lo Stato Islamico, direttamente od indirettamente, è l’epicentro delle violenze e dei morti degli ultimi dieci giorni. La strage dei bambini di Idlib, la reazione degli Usa e la strage di Stoccolma sono tutte legate da questo filo rosso. Perché un nemico forte, aggressivo, disumano, aveva aiutato a nascondere le tensioni Siriane sotto il tappeto, aveva polarizzato le attenzioni dei gruppi terroristici ed aveva cambiato le regole del terrore. Non dobbiamo mai dimenticare che, per gli Islamici, l’avvento di un Califfato, segna l’inizio dell’Apocalisse. Questo passaggio, per noi Cristiani, è difficile da capire, ma nella rilettura di Maometto degli eventi che porteranno alla fine del mondo, l’epicentro è del tutto umano. Il che è assolutamente coerente con l’intero impianto Coranico. L’ultimo Califfato, al contrario della narrazione del testo Giovanneo, non inizierà con degli eventi sovrannaturali, ma con un uomo. Un discendente della tribù di Maometto. Come il Califfo di Mosul. Da qui in giù gli eventi sono stati letti in chiave escatologica, portando ad un fenomeno, i cosiddetti foreign fighters, di emigrazione di giovani Islamici verso Iraq e Siria. Questa ondata ha reso forte mediaticamente la minaccia Jihadista ed ha portato la vicenda a diventare preponderante rispetto agli eventi Siriani, cioè la lotta tra Assad e l’opposizione interna. Ma non ha cancellato i problemi irrisolti sottostanti. Ed oggi, con il Califfato assediato a Mosul e pronto a cadere, un’ondata di morte ci riporta al mondo, materiale, umano, privo di metafisica e ricco di violenza, che conoscevamo.

Al disgregarsi dell’Isis, infatti, ha fatto eco la recrudescenza del terrorismo in Europa. È stato un lungo anno di sangue, dovuto al fatto che i sopravvissuti alla guerra, ritornati a casa, hanno ripreso la lotta di tipo Qaedista. Cioè diffusa, mirata ad attacchi sui civili e con una rete di proselitismo che non mira a spostare i convertiti. Ma ad usarli sul posto. La differenza con Al Qaida è che questa organizzazione aveva obiettivi politici (via gli usa ed i suoi alleati dai Paesi Islamici), questi lupi solitari vogliono solo vendicare la fine del loro sogno di palingenesi e di Apocalisse. Il che li rende molto più pericolosi. Anche se, almeno a livello mondiale, dello scontro che sta avvenendo tra Usa e Russia nella questione Siriana.

Le bombe chimiche cadute su Idlib, infatti, sono state una rottura netta e devastante dei tentativi di appeasement dell’area, figlio del fronte unico contro il mostro Isis. La Russia, infatti, aveva costruito una coalizione, che andava dalla Turchia all’Iran, per pacificare l’area. Ma questa coalizione aveva un grosso problema: era innaturale. Inoltre Assad, che in tutto questo non aveva minimamente parola, probabilmente non si sentiva esattamente a suo agio. Fatto sta che, a due giorni dall’attentato di San Pietroburgo, qualcuno ha ben pensato di usare alcuni gas che il regime non dovrebbe avere, per mostrare i muscoli. Scelta non particolarmente illuminata, che Putin ha dovuto difendere. Senza grandissimi entusiasmo. E che Trump ha dovuto punire con un raid, con ancor meno entusiasmo. Tanto da avvisare Russia e Siria prima di colpire. L’equilibrio nato dal raid è teso, instabile, ma serve a ridisegnare la situazione nell’area: la Turchia e l’Usa rivogliono la testa di Assa, Putin ed Iran lo difendono. Finirà, a parere di chi scrive, con lo smembramento di uno Stato che ormai ha fatto il suo tempo, lasciando il Sud ad Assad, con la costa Alawita inclusa, ed il nord come Stato cuscinetto, magari accontentando i Kurdi.

In definitiva, l’Isis aveva creato un suo equilibrio, che andava smantellato, ovviamente. Ma il dopo sta diventando ben più complesso e pericoloso di quanto si potesse prevedere.

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