MM e la triste ironia sulla pelle delle case popolari

Milano

Milano 23 Dicembre – Questo è l’anno più tristemente ironico di una lunga serie di anni tristemente ironici nella storia delle case popolari. MM, dopo aver preso in carico la gestione delle case popolari da Aler, nello sforzo disumano di dimostrare che si poteva peggiorare una gestione disastrosa, impegnandosi allo spasimo, è riuscita nel suo intento. Queste storie, se non abitate in una casa MM, non vi suoneranno familiari. Ma se avete la ventura di starci, allora avete avuto un anno davvero difficile. È iniziato con la minaccia di rinnovo del contratto. Rinnovo. Diciamo pure che per qualcuno sarebbe stato un salasso. È il paradosso del sistema. Ci sono morosi da trent’anni, che non hanno mai pagato o che hanno usato tutti gli escamotage del mondo per essere sotto i minimi. Sono un costo, sono difficili da stanare e sono uno dei motivi del buco. Questa gente costa. Ed a pagare devono essere gli onesti. Alcuni dei quali, però, potrebbero andarsene. Eh, prendono troppo. Troppo, per essere chiari, è calcolato con il metodo scientifico dell’uno ad occhio da gente che passa metà del tempo a lamentarsi dei buchi e l’altra metà a cacciare chi quei buchi li riempie. Tutti Italiani, a quanto ne so. Se vi fossero degli stranieri, sarebbero quegli stranieri che davvero mantengono questo paese. Ecco, tutta sta gente,che secondo criteri immaginari sarebbero “troppo ricche”, rischiano di finire in mezzo ad una strada. Sostituiti, di norma, da extra comunitari. Che, statisticamente, non sono tra i migliori pagatori. Quindi, riassumendo, il rinnovo e l’anagrafe delle case popolari, si è risolto in una fregatura per gli onesti ed una manna per gli altri.

Il rinnovo, poi, ha mostrato una serie di incongruenze, tipiche delle operazioni organizzate male. Ad esempio, le due mensilità del 2012. Aler nel Maggio/Giugno di quell’anno aveva applicato aumenti unilaterali, frutto di calcoli suoi. L’assessore Rozza aveva rassicurato che sarebbero stati ritirati. Ed, in effetti, le va riconosciuto di avercela fatta. Solo che non sono mai stati inviati i bollettini corretti. Nemmeno da MM, che anzi ha reinviato quelli sbagliati. Una corposa fetta non ha pagato, come suggerito loro. Questa gente, ad oggi, non può rinnovare il contratto e rischia lo sfratto. Per risolvere il problema bastava un bollettino giusto. 4 anni dopo, eh. Non quattro mesi. E nemmeno quattro giorni. Quattro anni. Su questo discorso si innestano, in tema di pagamenti assurdi ad anni di distanza, sia la vicenda raccontata ieri dal nostro direttore, Fabrizio De Pasquale, che quella anche peggiore degli arretrati Romeo. Parliamo di servizi di cui fu denunciata la mancata realizzazione, per capirci. E che risalendo al 2006 rischiano anche di essere prescritti. Ecco, MM continua a chiederne il pagamento, senza controllare né verificare che siano ancora dovuti. Perché? Perché se qualcuno sbagliasse e pagasse, non potrebbe riavere i soldi. Siamo proprio sicuri sia una cosa moralmente corretta? Legalmente lo è, sia chiaro. Ma ci accontentiamo?

Ah, e prima di lasciarvi, sapete qual è la cosa peggiore? Non ci sarà alcun nuovo contratto. Almeno per ora. E, se mi consentite una previsione, nemmeno per il prevedibile futuro. Spero di sbagliarmi. Ma sono pronto a scommettere con voi un caffè.

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