Renzi show: una manovra che è una scommessa in chiave referendum

Economia e Politica

Milano 17 Ottobre – Nel salone dei Galeoni è appena finito l’ennesimo show di Matteo Renzi, con tanto di slides colorate e l’aggiunta di bandierone italiane alle spalle del podio presidenziale: il presidente del Consiglio è decisamente su di giri e, congedandosi, usa il linguaggio di tutti i giorni: «Che volete di più?». Sintesi espressiva di un lavoro dietro le quinte durato settimane, nel corso delle quali il capo del governo ha cercato di conciliare la sua promessa di fondo – alleggerire la pressione fiscale – con un imperativo categorico: distribuire gratificazioni economiche al maggior numero possibile di italiani, in vista del referendum istituzionale del 4 dicembre. Sul cui esito i sondaggi pubblici e riservati restano negativi: se si votasse oggi il No vincerebbe. Certo, per alcuni istituti è in atto una piccola inversione di tendenza, ma soltanto i prossimi giorni diranno se si tratta di “vera gloria”.

Ecco perché Renzi scommette molto sull’effetto-manovra, alla luce di un calcolo informalissimo che circola a Palazzo Chigi, privo di qualsiasi ufficialità ma eloquente: la platea dei “gratificati” dall’ultima Finanziaria del governo Renzi ammonta a circa 25 milioni di “soggetti”. Certo, tra i tantissimi beneficati delle misure del governo ci sono situazioni molto diverse: dai pensionati sociali ai lavoratori “usurati”, dai possessori di cartelle Equitalia agli abbonati in regola della Rai, dai piccoli artigiani ai titolari di Srl, Spa e Coop, dagli insegnanti ai poliziotti.

Certo, il peso degli sgravi è molto differenziato tra categorie e soggetti imprenditoriali e a Palazzo Chigi non pensano che tutti possano essere egualmente sensibili alle “lusinghe” governative. Difficile immaginare quanti voti al Sì possano venire dai 17 milioni di famiglie che il prossimo anno si troveranno nuovamente a pagare di meno il canone Rai. Così come nessuno a Palazzo Chigi se la sente di scommettere, neppure informalmente, sul possibile vantaggio elettorale che potrebbe venire dai dipendenti pubblici, i cui stipendi – secondo l’annnuncio fatto dal presidente – saranno aumentati dopo una lunga “quaresima”. Certo la platea è molto larga – circa tre milioni di dipendenti – ma ieri sera sulla base delle stime annunciate dal governo, nessuno era in grado di fare una stima sull’aumento medio per un dipendente pubblico, che comunque si aggirerà sull’ordine di alcune decine di euro al mese. E invece la scommessa di Renzi sugli agricoltori della Coldiretti (che ha aiutato il governo a raccogliere le firme per il referendum), è così esplicita che è stata l’associazione stessa a farsi viva con una dichiarazione del suo presidente Roberto Moncalvo che ha persino contabilizzato il numero dei gratificati: «Sono circa quattrocentomila gli agricoltori italiani che beneficeranno della cancellazione dell’Irpef agricola e della decontribuzione per le nuove imprese condotte da giovani».

Ma scommessa più corposa di Renzi e dei suoi riguarda i pensionati, interessati da una serie di misure molto diverse, con aspettative differenziate tra chi considera l’aumento un atto dovuto e chi invece una misura inattesa. Ma in questo caso la platea è molto estesa – oltre tre milioni di persone – e negli incontri che si sono svolti con i sindacati, gli “uomini del presidente” hanno tratto una convinzione: lo Spi, il sindacato dei pensionati della Cgil «farà fatica a fare proselitismo per il No tra i propri iscritti».

Fabio Martini (La Stampa)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.