La “quinta colonna” di Matteo Renzi è vuota

Politica

Milano 3 Ottobre – Se è vero, come va sostenendo Matteo Renzi, che il “Sì” può vincere il referendum solo conquistando l’elettorato di destra, si può tranquillamente prevedere che per il Presidente del Consiglio la battaglia referendaria è già persa. Perché del cosiddetto popolo del centrodestra il Premier ha conquistato (ma forse sarebbe meglio dire che ha acquistato) il consenso di alcuni pezzi di vecchie caste abbarbicare al potere governativo o desiderose di tornare a farne parte, ma non è riuscito ad acquisire il consenso delle grandi masse che o sono rimaste legate ai propri partiti tradizionali o sono rifluite in una astensione astiosa da cui escono solo per bastonare, come è successo alle recenti elezioni amministrative, Renzi ed il suo partito.

Può fare impressione che una quarantina di ex parlamentari di Forza Italia abbiano abbandonato l’ovile originario per seguire Denis Verdini nella conversione renziana, che la parte residua e residuale del Nuovo Centrodestra sia pronta al sacrificio pur di consentire ad Angelino Afano e a Beatrice Lorenzin di conservare le proprie poltrone di ministri, che Marcello Pera e Giuliano Urbani abbiano deciso di rientrare in campo facendo i testimonial dei moderati per il “Sì” e che Giuliano Ferrara ed il suo “Foglio” abbiano scelto di diventare i partigiani di Renzi con lo stesso impegno con cui furono partigiani di Silvio Berlusconi. Ma se questi sono la “quinta colonna” con cui il Premier conta di operare lo sfondamento a destra, si può tranquillamente stabilire già da adesso che lo sfondamento non ci sarà e che l’esercito del “Sì” subirà una cocente delusione.

Determinanti in Parlamento, ricercati nei salottini del sottopotere e super-rappresentati nei media di regime, tutti i componenti della “quinta colonna” non hanno alcun radicamento reale nel corpo elettorale del Paese. E, soprattutto, vengono percepiti dal popolo del centrodestra, sia quello dei fedelissimi che quelli degli astenuti astiosi, come dei voltagabbana da punire alla prima occasione utile. E qual è la prima occasione utile dopo che questo popolo di centrodestra ha bocciato il “Partito della Nazione” e preso a sganassoni il Premier ed i voltagabbana alle amministrative, se non il referendum del 4 dicembre?

Arturo Diaconale (L’Opinione)

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