Ma che città è questa se i clochard cercano la cena nei cassonetti e i migranti la buttano nei rifiuti

Milano

Milano 16 Settembre –  La cronaca racconta le storie, annota gli avvenimenti, documenta con un video la crudezza di alcune realtà. Alla riflessione il compito di far emergere le contraddizioni a volte ingiuste e impietose che la società attuale offre nel quotidiano, nei comportamenti dei singoli, nell’indifferenza delle istituzioni. Eppure a volte i gesti parlano con un’evidenza gridata per chi vuole ascoltare, a fronte di tanti saggi di sociologia, di politica del welfare, di proclami altisonanti. E se il clochard cerca la cena nei cassonetti e nel contempo il migrante butta la cena nei rifiuti perché non è di suo gradimento, ci sarà una motivazione. cibo-gettatoSoprattutto a Milano, dove il dovere di “ospitalità” e di tutela è un imperativo categorico, un privilegio che si riserva agli stranieri, spesso dimenticando il mare dei bisogni e delle difficoltà dei cittadini più deboli. Il migrante sa che ogni giorno il cibo è assicurato, sa che può anche rifiutarlo e chiedere l’elemosina per comprare altro cibo più confacente alle sue esigenze. Il clochard lotta ogni giorno per la sopravvivenza, con la mano perennemente tesa o con la ricerca nei cassonetti. Nessuna garanzia per il clochard, diventato un povero di serie B, senza diritti in una comunità che elargisce fondi e privilegi ai  troppi ospiti venuti da lontano. Ma che città è questa che non vede, che non ascolta? Sala va in scena in via Sammartini con la simpatia finta in un sorriso di rappresentanza, predicando l’accoglienza senza limiti, mentre i poveri, clochardquelli che vengono rifiutati nei dormitori pubblici e che non sanno come rimediare un pasto, silenziosamente osservano il capovolgimento dei loro diritti, con la rassegnazione dei vinti.

Ma se accogliamo chi fugge dalla fame, dove può fuggire chi ha fame, ma è cittadino italiano?

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