Scola vuole trasformare gli oratori in bivacchi?

Milano

Milano 24 Maggio – Esistono alcune cose che nemmeno le migliori intenzioni possono modificare. Tipo la realtà. La realtà è testarda, dura, immutabile. Per esempio, una cattiva idea può essere ricoperta di buone intenzioni, ma resta una cattiva idea. L’accoglienza diffusa è un modello assurdo. Rende impossibile i controlli capillari che persone prive di identità accertate richiedono. Rende diffuso il problema dell’integrazione, costringendo territori immensi a fronteggiare un fenomeno che potrebbero tranquillamente non voler affrontare. E sottrae spazi, forze e risorse economiche ad altri. Come gli Italiani poveri. O gli immigrati che dopo anni, persino decenni di lavoro onesto e produttivo, potrebbero avere bisogno di una mano. Questa pessima idea può persino peggiorare. Ho assistito personalmente alla reazione di una comunità intera quando gli si è detto che l’asilo, che da cinquant’anni vedeva crescere i loro figli, sarebbe diventato un rifugio per profughe. O meglio, aspiranti tali. Non dimentichiamocelo mai, i profughi è giusto che vengano accolti. Ma sono una minoranza piuttosto esigua. La stragrande maggioranza è composta da clandestini che giocano sui nostri sensi di colpa e sfruttano un sistema ridicolo, gestito da dilettanti. Mandare una lettera che mette pressioni ai parroci è una pessima tattica. Intanto esacerberà gli animi. Certo, non ve ne accorgerete durante l’omelia Domenicale, ma se siete in confidenza con il vostro parroco potrete accorgervi che qualcosa lo turba. Nella lettera si chiedono locali, come le camere nelle canoniche. O magari intere case. Ma dobbiamo essere estremamente chiari: ogni luogo minimamente adatto, in caso di alluvione di arrivi, andrà bene. L’oratorio dove crescono i vostri figli? Gli spazi interni dove da piccoli avete giocato voi? Qualsiasi cosa non sia presidiato e sorvegliato? Va bene tutto. Non si butta via niente. Ed una volta arrivati, scordatevi che se ne vadano. Là sono e là stanno. Per questo nei consigli Pastorali, nelle assemblee Parrochiali ed in ogni altro luogo sia consentito ai laici di parlare è compito dei fedeli opporsi. Sembra strano, vero? Non è affatto compito del prete. È vostro sacro dovere proteggere l’eredità materiale e spirituale dei vostri figli. I laici volevano essere protagonisti? Ecco, questo è un ottimo momento.

Il parroco, infatti, è là pro tempore. Ed è là con il preciso e chiaro compito di obbedire al Vescovo. Non a voi. Non al Popolo di Dio, ma al Vescovo ed alla Chiesa. Intesa gerarchicamente. Quindi lui non solo non si opporrà ma non potrà farlo. Voi, più precisamente Noi, invece, popolo di Dio, abbiamo il compito di mostrare le ragioni di chi nella Parrocchia resta. Di chi non verrà trasferito. Di chi ha radici e frutti in quei luoghi. Di chi non prende 35 euro al giorno a profugo. Sia chiaro questo, non dimentichiamoci mai che il buon Samaritano pagò di tasca propria per l’aggredito. Qui, invece, usano i vostri soldi, espropriano i beni delle vostre comunità e calpestano i vostri sogni in favore di persone che, in media, non hanno i diritti che affermano di avere. Vero che siamo tutti figli di Dio. Ma premiare la menzogna mi pare eccessivo. Per cui non cessate di lottare, è un vostro dovere. Che viene prima persino della filiale obbedienza. Perchè obbedire al male non è una virtù.

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